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Chi sono

Angelo Irano

Politiche del lavoro, orientamento e intelligenza artificiale

Mi occupo di lavoro da molti anni.

La mia esperienza professionale si è sviluppata nelle politiche del lavoro e nei servizi per l'impiego, fra responsabilità manageriali, progettazione di interventi, innovazione dei servizi e lavoro con istituzioni, territori, imprese e parti sociali.

Per una parte importante di questo percorso ho osservato il lavoro nei momenti in cui diventa più difficile: crisi aziendali, ristrutturazioni, persone che rischiano di perdere il proprio posto, territori nei quali una trasformazione industriale modifica insieme occupazione, competenze e prospettive.

Una transizione raramente coincide con il semplice passaggio da un posto di lavoro a un altro. Perdere un lavoro può interrompere una continuità; cambiare professione può mettere in discussione una parte della propria identità; imparare qualcosa di nuovo comporta spesso il ritorno, almeno temporaneo, alla condizione di principiante. Cambiano ciò che una persona sa fare, le occasioni che riesce a raggiungere, le relazioni sulle quali può contare e, a volte, il modo in cui guarda a se stessa e a ciò che considera ancora possibile.

Molte delle domande che oggi studio vengono da questa esperienza.

Quando un'opportunità esiste ma rimane lontana

Nel lavoro sulle politiche attive ho incontrato ripetutamente una situazione apparentemente semplice: da una parte persone che cercano un'occupazione, dall'altra imprese che cercano persone. Metterle in relazione dovrebbe essere sufficiente. Molto spesso non lo è.

La distanza tra una persona e un'opportunità, infatti, raramente si misura soltanto in chilometri.

Può dipendere dalle competenze, dalle informazioni disponibili, dalla possibilità concreta di spostarsi, dalle reti sociali, dalla fiducia, dai servizi presenti nel territorio. Può dipendere anche dal fatto che una certa opportunità sia formalmente disponibile e tuttavia difficilmente raggiungibile da chi dovrebbe poterne beneficiare.

Da problemi come questi è nato anche C'è Posto per Te, un'iniziativa che ho ideato per avvicinare concretamente persone, imprese, servizi e opportunità nei territori.

Allora non parlavo di Campo delle Possibilità o di Future Capability. Quelle formulazioni sarebbero arrivate molto dopo. Cercavo di capire perché opportunità esistenti diventassero realmente accessibili per alcuni e rimanessero lontane per altri.

L'incontro con l'orientamento

Il lavoro sull'orientamento ha portato queste domande in un'età nella quale molto deve ancora essere conosciuto.

Un adolescente comincia a prendere decisioni importanti avendo incontrato soltanto una parte molto piccola del mondo nel quale quelle decisioni acquistano significato. Ciò che conosce di sé cresce insieme a ciò che ha avuto occasione di provare, alle persone incontrate, agli ambienti attraversati e alle esperienze che qualcuno gli ha reso accessibili.

Le forze del viaggio nasce dal lavoro sull'orientamento precoce nella scuola secondaria di primo grado. Parte dalla persona, dalla narrazione, dalle risorse che può riconoscere in sé, dall'incontro con gli altri e con la comunità.

Nel 2026 questo lavoro ha incontrato anche una responsabilità professionale: elaborare linee strategiche per l'evoluzione dell'orientamento dei giovani nella scuola secondaria di secondo grado. Da quel percorso è nato Costruire i futuri, sviluppato cercando una continuità con il lavoro avviato nella scuola secondaria di primo grado e portando l'attenzione sulle esperienze, sulle transizioni e sulla progressiva costruzione del proprio futuro.

Lavorare sulla scuola secondaria ha dato sempre più spazio alle esperienze attraverso cui un ragazzo può conoscere qualcosa che prima ignorava: entrare in un ambiente di lavoro, provare un'attività, confrontarsi con adulti, attraversare contesti differenti dal proprio e scoprire interessi che non avrebbe potuto dichiarare prima di averli incontrati.

Il Campo delle Possibilità e la Future Capability appartengono alla fase più recente di questa ricerca. Cercano di dare maggiore precisione ad alcune domande emerse lungo il percorso. Sono elaborazioni ancora in sviluppo e non categorie attraverso cui rileggere ciò che le ha precedute.

Quando l'AI è entrata nel lavoro

Ho cominciato a occuparmi di intelligenza artificiale attraverso problemi che conoscevo già: lavoro, competenze e apprendimento.

Nei primi lavori le questioni erano ancora molto vicine. Creatività, linguaggio, formazione, identità, autonomia e lavoro comparivano spesso nello stesso spazio di ricerca. Ciò che resta umano appartiene a quella fase. Molte domande che successivamente avrebbero seguito strade differenti vi convivono ancora.

L'evoluzione dei sistemi artificiali ne ha rese alcune più precise.

Con l'AI agentica, la delega può estendersi oltre la produzione di un testo, un'immagine o un'analisi. Un sistema può ricevere un obiettivo, articolare passaggi, utilizzare strumenti, adattare il proprio comportamento e intervenire in un processo. Con l'Embodied AI alcune forme di azione artificiale entrano anche negli ambienti fisici e producono conseguenze materiali.

Ho iniziato così a seguire più da vicino la distribuzione dell'azione: quali parti di un processo affidiamo alla macchina, quali continuiamo a esercitare, dove collochiamo controllo e responsabilità.

Nello stesso periodo, il lavoro stava facendo emergere un altro problema.

I principianti e gli esperti

Nell'estate del 2026 ho cominciato a osservare più attentamente le attività iniziali delle professioni.

Ricerche, prime analisi, controlli, bozze, casi relativamente semplici possono essere automatizzati o fortemente assistiti dall'AI. Per un'organizzazione producono un risultato. Per chi sta imparando possono aver svolto anche una funzione formativa.

Attraverso quei passaggi si incontrano casi, si commettono errori, si ricevono correzioni, si osservano colleghi più esperti. Con il tempo si riconoscono eccezioni che all'inizio passavano inosservate e si affrontano problemi sui quali prima sarebbe stato necessario chiedere aiuto.

Ho cominciato allora a guardare diversamente all'esperienza. Il tempo trascorso in una posizione dice relativamente poco se non sappiamo quali situazioni una persona abbia attraversato, quali problemi abbia affrontato e che cosa sia diventata progressivamente capace di fare.

L'Experience Guarantee porta questa domanda verso le politiche del lavoro. L'accesso a un'occupazione, a un tirocinio o a un'altra esperienza può essere osservato anche per ciò che consente alla persona di apprendere e accumulare nel tempo.

La fatica che ci rende capaci segue il problema da una distanza diversa. Osserva l'interazione con l'AI e prova a capire quali operazioni possano essere delegate senza impoverire l'apprendimento e quali richiedano ancora esercizio quando partecipano alla formazione della capacità che vogliamo sviluppare o conservare.

La fatica, in questo lavoro, non è un valore da difendere. Molte fatiche possono scomparire senza rimpianti. Alcune attività, però, mentre producevano qualcosa, erano anche il luogo nel quale stavamo imparando a farlo.

Il lavoro oggi

Oggi questi lavori hanno preso direzioni differenti.

Alcuni seguono le trasformazioni reciproche fra persone, tecnologie e organizzazioni. Altri riguardano l'orientamento e le condizioni attraverso cui una possibilità può diventare visibile e praticabile. Una parte della ricerca osserva ciò che accade quando affidiamo ai sistemi artificiali porzioni crescenti dell'azione. I lavori più recenti sono tornati sull'esperienza e sulla formazione dell'expertise, cercando di capire che cosa rimanga nella persona quando una parte dell'attività viene svolta con l'AI.

Nel sito queste direzioni hanno preso i nomi di Trasformare i sistemi, Costruire possibilità, Redistribuire l'azione e Generare capacità.

I nomi sono arrivati dopo. Servono a seguire il lavoro, non a ricostruire a posteriori un disegno che all'origine non c'era.

Fra questi percorsi esistono già alcuni punti di contatto. L'esperienza compare nell'orientamento perché può mettere una persona in contatto con possibilità che prima non conosceva; torna nel lavoro quando osserviamo ciò che quelle esperienze le permettono progressivamente di imparare. La delega all'AI può modificare il modo in cui un'attività viene svolta e, nello stesso tempo, le occasioni attraverso cui impariamo a svolgerla.

Altre connessioni restano da capire.

Continuo a lavorare nelle politiche del lavoro mentre porto avanti queste ricerche. I problemi incontrati nei contesti istituzionali producono domande che entrano nello studio; ciò che emerge dalla ricerca cambia talvolta il modo in cui torno a osservare quei problemi.

Questa continuità accompagna un percorso nel quale i temi, le tecnologie e perfino alcune delle domande continuano a cambiare.

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