Chi sono

Mi occupo di lavoro da molti anni.

Eppure, se dovessi dire oggi quale sia davvero il filo che attraversa ciò che ho fatto, probabilmente userei un’altra parola.

Possibilità.

Per molto tempo questa parola è rimasta sullo sfondo. C’erano problemi più concreti da affrontare: persone che perdevano il lavoro, imprese che attraversavano una crisi, territori nei quali domanda e offerta faticavano a incontrarsi, servizi da ripensare, giovani chiamati a scegliere una scuola o a immaginare ciò che sarebbero diventati.

Solo con il tempo ho cominciato a vedere che dietro problemi apparentemente diversi tornava sempre la stessa domanda.

Che cosa permette a una persona di vedere una possibilità, riconoscerla come propria e trovare la capacità di trasformarla in una direzione?
È probabilmente la domanda che meglio racconta il mio percorso.

Il lavoro come luogo delle transizioni


La mia esperienza professionale si è sviluppata nel campo delle politiche del lavoro e dei servizi per l’impiego, attraversando negli anni responsabilità manageriali, progettazione di interventi, innovazione dei servizi e politiche rivolte alle persone e ai territori.

Questo mi ha portato a osservare il lavoro da una posizione particolare.

Il lavoro appare spesso nelle statistiche come occupazione, disoccupazione, competenze, fabbisogni, posti vacanti. Quando però si incontrano le persone dentro le transizioni, quelle categorie mostrano soltanto una parte della realtà.
Perdere un lavoro significa anche perdere una continuità.
Cambiare professione significa rimettere in discussione una parte della propria identità.

Imparare qualcosa di nuovo significa accettare, almeno temporaneamente, di tornare principianti.
E trovare un’opportunità richiede prima di tutto che quell’opportunità entri nel campo di ciò che una persona riesce a vedere come possibile per sé.

È da questa esperienza che ho cominciato progressivamente a interessarmi meno al singolo servizio e sempre più alle condizioni che rendono possibile una transizione.

Portare le possibilità dove sono le persone


Una delle esperienze che ha segnato questo percorso è stata C’è Posto per Te, iniziativa che ho ideato per avvicinare concretamente persone, imprese, servizi e opportunità nei territori.

Con il tempo ho capito che quell’esperienza conteneva una domanda più grande del progetto stesso.

Possiamo costruire servizi molto sofisticati, raccogliere migliaia di offerte, produrre informazioni accurate. Il loro valore dipende anche dalla possibilità concreta delle persone di incontrarli, comprenderli, considerarli accessibili e trasformarli in azione.

La distanza tra una persona e un’opportunità, infatti, raramente si misura soltanto in chilometri.

Può essere informativa, culturale, economica, sociale. Può dipendere dalle reti di relazioni, dalla fiducia, dalle esperienze precedenti, dalla percezione delle proprie capacità e perfino dalla possibilità di immaginarsi dentro un futuro differente.

È qui che il mio interesse per il lavoro ha cominciato a incontrare sempre più profondamente l’orientamento.

Prima della scelta viene la possibilità


Questo incontro è diventato ancora più evidente con Le Forze del Viaggio, il modello di orientamento che ho ideato per accompagnare i ragazzi della scuola secondaria di primo grado.

La domanda di partenza era semplice solo in apparenza.
Che cosa significa orientare un ragazzo di undici, dodici o tredici anni?

Chiedergli che cosa vuole fare da grande rischia di arrivare troppo presto. Prima della professione viene qualcosa di più profondo: la progressiva scoperta di chi si sta diventando, delle proprie risorse, delle esperienze che lasciano una traccia, delle persone che funzionano da specchio, degli ambienti nei quali alcune possibilità riescono a emergere.

L’orientamento ha cominciato così ad apparirmi sempre meno come un dispositivo per scegliere e sempre più come un processo attraverso il quale si amplia il campo di ciò che una persona riesce a concepire come possibile.

Questa intuizione avrebbe trovato il suo sviluppo successivo alcuni anni dopo.

Costruire i futuri


Nel 2026 ho sviluppato Costruire il Futuro, nell’ambito del mio obiettivo manageriale dedicato all’elaborazione di linee di indirizzo per un modello di orientamento integrato nella scuola secondaria di secondo grado, pensato in continuità metodologica e organizzativa con il lavoro avviato nella scuola secondaria di primo grado. 
MboTipoB_Irano_Orientamento.docx
Oggi preferisco pensarlo al plurale.

Costruire i futuri.

Perché durante l’adolescenza cambia qualcosa.
Alla domanda che accompagna la prima adolescenza — Chi sto diventando? — se ne affianca progressivamente un’altra: Quale futuro desidero costruire e quali scelte possono renderlo possibile? Nel modello, questo passaggio trasforma progressivamente aspirazioni in progettualità, esperienze in apprendimento e potenzialità in capacità di azione. 

Il plurale, però, cambia il significato della domanda.
Un ragazzo che guarda avanti raramente ha davanti a sé una sola traiettoria. Ha scenari, biforcazioni, possibilità ancora indistinte, strade che emergeranno soltanto attraverso le esperienze.

Orientare significa allora aiutarlo a esplorare, immaginare, sperimentare e costruire.

Nel modello questo movimento assume una forma progressiva: dalla conoscenza di sé all’esplorazione delle possibilità, fino alla progettazione, alla decisione, alla sperimentazione e alla costruzione del proprio progetto di vita. 

È dentro questa ricerca che ho cominciato a lavorare sul concetto di Future Capability, intesa come capacità di immaginare, progettare e costruire il proprio futuro integrando conoscenze, competenze, valori, relazioni ed esperienze. 

Da qui è nato anche il lavoro di ricerca e progettazione che ha portato al Manuale Costruire il Futuro.

Dalle competenze alle condizioni che le rendono possibili


Lavorando sull’orientamento ho incontrato un problema che appartiene anche alle politiche del lavoro.
Siamo abituati a parlare delle competenze come se appartenessero interamente alla persona.

Una persona possiede una competenza. Un’altra deve acquisirla. Un’impresa la cerca. Un sistema formativo dovrebbe produrla.

La realtà che ho incontrato nel lavoro mi sembra più interessante.

Una capacità diventa realmente utilizzabile dentro una relazione tra persona e ambiente. Contano le conoscenze, certamente. Contano anche le tecnologie disponibili, l’organizzazione del lavoro, le relazioni, l’accessibilità delle opportunità, la qualità delle esperienze, la possibilità di apprendere, la fiducia, il riconoscimento sociale.

La stessa persona può apparire fragile in un ambiente e sorprendentemente capace in un altro.

Da qui nasce il mio interesse per il mismatch come fenomeno sistemico. Una distanza che riguarda certamente competenze e fabbisogni, ma coinvolge anche persone e organizzazioni, aspirazioni e opportunità, territori e infrastrutture, formazione e lavoro.
E soprattutto coinvolge le possibilità.

L’intelligenza artificiale cambia la domanda


Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha reso questa ricerca ancora più urgente.

Mi interessa molto meno stabilire quanti lavori scompariranno e quanti ne nasceranno. Mi interessa ciò che accade dentro il processo attraverso cui diventiamo capaci.

Se una tecnologia svolge le attività più semplici con cui tradizionalmente entravamo in una professione, che cosa accade ai percorsi attraverso cui si costruisce l’esperienza?
Se può produrre rapidamente una risposta, quale valore acquista la capacità di formulare la domanda?
Se può generare centinaia di alternative, che cosa significa scegliere?
Se amplia enormemente lo spazio delle possibilità tecnicamente disponibili, come impariamo a distinguere quelle che hanno senso per noi?

Sono domande che attraversano oggi il mio lavoro sull’orientamento, sulle competenze e sul futuro del lavoro.
E mi hanno portato progressivamente verso un’idea che sto cercando di formalizzare.

Una teoria delle possibilità


Oggi sto lavorando a quella che chiamo Teoria della Generazione e del Governo delle Possibilità.
È ancora un territorio di ricerca.

Nasce dall’incontro tra orientamento, economia del lavoro, psicologia, pedagogia, capability approach, career construction, scienze cognitive, teoria dei sistemi complessi e studio delle trasformazioni prodotte dall’intelligenza artificiale.

La domanda che la muove è diventata più ampia di quella da cui ero partito.

Come nasce una possibilità?

Quando qualcosa che esiste nel mondo diventa una possibilità percepibile per una persona?
Che cosa permette di trasformarla da possibilità immaginata a possibilità effettiva?
Quale ruolo svolgono le capacità individuali, le relazioni, le istituzioni, i territori e le tecnologie?
E soprattutto: quale dovrebbe essere il compito delle politiche pubbliche se assumessimo come unità di osservazione anche il campo delle possibilità realmente accessibili alle persone?

È qui che oggi si incontrano molti dei percorsi che ho attraversato.

Orientamento al futuro


Questo blog nasce dentro questa ricerca.
Scrivo di lavoro, orientamento, intelligenza artificiale, competenze, apprendimento, politiche pubbliche e trasformazioni sociali.

Cerco soprattutto le connessioni.

Mi interessa ciò che accade quando una tecnologia modifica un mestiere e, insieme al mestiere, cambia il modo attraverso cui lo impariamo. Quando una politica pubblica modifica un’opportunità e quella opportunità entra — oppure fatica a entrare — nella vita concreta di una persona. Quando un adolescente immagina il proprio futuro utilizzando categorie che appartengono a un mondo che sta già cambiando.

Per questo il futuro mi interessa soprattutto al plurale.

Perché forse il compito dell’orientamento, delle politiche del lavoro e persino dell’educazione consiste sempre più nel creare le condizioni affinché persone e comunità possano vedere più possibilità di quante riuscissero a vederne prima, raggiungerne alcune che prima erano precluse e sviluppare la capacità di generarne di nuove.

Dopo molti anni trascorsi a occuparmi di lavoro, è questa la domanda alla quale continuo a tornare.

Come possiamo lasciare alle persone più futuro di quello che hanno trovato?

Nessun commento:

Posta un commento

Articoli in evidenza

Se l'AI fa il lavoro dei principianti, come nasceranno gli esperti?

Articoli più letti