L’orientamento comincia prima della scelta
Quando chiediamo a un ragazzo che cosa vuole fare da grande, spesso gli chiediamo una risposta prima che abbia avuto abbastanza occasioni per capire quali possibilità esistono davvero per lui.
Può conoscere il nome di una professione senza sapere come si lavora al suo interno. Può dire che qualcosa gli piace senza averlo mai provato. Può escludere una strada semplicemente perché nessuno, nel suo ambiente, gliel’ha mai resa visibile.
Una parte della ricerca sull’orientamento è partita da qui.
La scelta conta, naturalmente. Ma prima della scelta c’è tutto ciò che consente a una persona di vedere, esplorare e riconoscere possibilità che prima non appartenevano al proprio orizzonte.
Vedere il lavoro da vicino
Molte decisioni scolastiche e professionali vengono prese attraverso rappresentazioni indirette. Famiglia, scuola, amici, media, piattaforme digitali, aspettative sociali e condizioni economiche contribuiscono a costruire ciò che una persona pensa sia possibile, desiderabile o realistico.
Per questo l’informazione, da sola, raramente basta.
Sapere che esiste una professione è diverso dall’incontrarla. Visitare un luogo di lavoro, parlare con chi svolge un mestiere, partecipare a un laboratorio, affrontare un problema reale o trascorrere un periodo dentro un’organizzazione può modificare profondamente ciò che riusciamo a immaginare per noi stessi.
L’esperienza amplia l’orientamento perché introduce nel campo qualcosa che prima era soltanto astratto.
In Le forze del viaggio, sviluppato a partire dal 2025 per l’orientamento precoce nella scuola secondaria di primo grado, questo problema veniva affrontato soprattutto attraverso la conoscenza di sé, la narrazione, le competenze trasversali, le forze del carattere e la possibilità di sperimentarsi insieme agli altri.
Era un modo per sottrarre l’orientamento all’idea di una scelta isolata e collocarlo dentro un percorso più lungo di scoperta, esperienza e costruzione del futuro.
Una possibilità deve poterci riguardare
Con il proseguire della ricerca è diventato necessario distinguere tra ciò che esiste e ciò che una persona riesce effettivamente a considerare come una possibilità per sé.
Due ragazzi possono ricevere la stessa informazione e trovarsi davanti a condizioni molto diverse.
Uno può avere una famiglia che conosce quel percorso, risorse economiche sufficienti, qualcuno con cui parlarne, la possibilità di spostarsi e una scuola capace di accompagnarlo. L’altro può incontrare ostacoli economici, geografici, culturali o relazionali che rendono quella stessa alternativa molto più lontana.
L’elenco delle opportunità disponibili rimane identico. Il loro campo reale cambia.
Da questa differenza è nata progressivamente l’idea di Campo delle Possibilità: lo spazio delle alternative che una persona riesce a riconoscere come significative e, almeno in una certa misura, percorribili.
È una proposta teorica ancora da sviluppare e verificare. Il suo debito verso il capability approach è evidente: ciò che conta non è soltanto la presenza formale di un’opportunità, ma la possibilità concreta di convertirla in una scelta e, successivamente, in un percorso.
L’esperienza cambia ciò che possiamo scegliere
Una possibilità può entrare nel nostro orizzonte perché qualcuno ce ne parla. Diventa diversa quando abbiamo occasione di attraversarne almeno una parte.
Un’esperienza può confermare un interesse, modificarlo o farlo scomparire. Può mostrarci che qualcosa che sembrava lontano ci appartiene più di quanto pensassimo. Può anche far emergere capacità che non avevamo avuto occasione di riconoscere.
Questo rende l’orientamento meno simile a una diagnosi dell’identità e più vicino a un processo di esplorazione.
Non si tratta soltanto di chiedersi «chi sono?», perché una parte di ciò che siamo diventa conoscibile quando entriamo in relazione con situazioni che ancora non conosciamo.
Nel lavoro più recente questa idea ha assunto un peso crescente: orientare significa anche progettare incontri con possibilità sufficientemente reali da produrre esperienza, confronto e riflessione.
Imparare a orientarsi
Se il futuro professionale fosse abbastanza prevedibile, una parte importante dell’orientamento potrebbe consistere nell’individuare una buona corrispondenza tra caratteristiche personali e una scelta da compiere.
Un mondo del lavoro che cambia più volte nel corso della stessa vita rende quella corrispondenza meno sufficiente.
La persona dovrà probabilmente tornare molte volte su domande che oggi immaginiamo di affrontare una volta sola: che cosa so fare, che cosa mi interessa, quali possibilità stanno emergendo, che cosa devo imparare, quali vincoli posso modificare, quale direzione vale la pena esplorare.
L’orientamento assume così anche una funzione educativa.
Nei lavori sull’orientamento trasformativo ho provato a descrivere questo passaggio come sviluppo della capacità di costruire e ricostruire il proprio percorso, anziché come preparazione a una singola decisione.
La Career Construction Theory e il costrutto di career adaptability offrono riferimenti importanti per comprendere questa capacità di attraversare transizioni. Il capability approach aggiunge un’altra dimensione: ciò che una persona può diventare dipende anche dalle opportunità e dalle condizioni attraverso cui le proprie risorse riescono a trasformarsi in possibilità effettive.
Dalle possibilità alla Future Capability
A un certo punto la ricerca ha incontrato un problema ulteriore.
Ampliare il campo delle possibilità è importante. Resta però da capire che cosa permetta a una persona di utilizzare quel campo: esplorarlo, confrontare alternative, attribuire loro significato, costruire un progetto, modificarlo quando cambiano le condizioni.
Da questa domanda è nato il lavoro sulla Future Capability.
Con questa espressione sto cercando di descrivere la libertà sostanziale di immaginare, esplorare e costruire futuri personali e professionali ai quali una persona attribuisce valore, mettendo in relazione risorse individuali e opportunità del contesto.
La Future Capability non è presentata come un costrutto già validato.
Il programma di ricerca deve ancora verificare se e in quale misura aggiunga qualcosa rispetto a costrutti già solidamente presenti nella letteratura, in particolare Career Adaptability, capability e career competencies. La sua utilità dipenderà anche dalla possibilità di operazionalizzarla, misurarla e distinguerla empiricamente da ciò che già conosciamo.
Questa cautela è parte della ricerca, non un problema da nascondere.
Quando l’AI entra nell’orientamento
L’intelligenza artificiale rende disponibili quantità enormi di informazioni su percorsi formativi, professioni, competenze e opportunità. Può aiutare una persona a esplorare alternative che difficilmente avrebbe incontrato da sola, formulare domande, confrontare scenari, simulare possibilità.
La stessa tecnologia può però restituire rapidamente una risposta là dove sarebbe stato più utile attraversare un processo.
Per l’orientamento la differenza conta.
Un sistema può suggerire una professione plausibile senza aver ampliato davvero il campo delle possibilità della persona. Può produrre un piano accurato senza averle insegnato a costruirne uno. Può facilitare una decisione lasciando quasi intatta la capacità di orientarsi quando quella decisione dovrà essere rivista.
Per questo, nei lavori più recenti, l’uso dell’AI nell’orientamento viene osservato anche attraverso ciò che rimane nella persona dopo l’interazione.
L’accesso all’informazione continua a contare. Diventa altrettanto importante capire se quell’interazione abbia prodotto maggiore curiosità, capacità di esplorazione, controllo, fiducia, giudizio e autonomia.
Una ricerca ancora aperta
Costruire possibilità raccoglie lavori nati in momenti diversi.
Le forze del viaggio ha posto al centro un orientamento precoce fatto di esperienza, narrazione e scoperta. I lavori successivi sull’orientamento trasformativo hanno spostato maggiormente l’attenzione sulla costruzione delle traiettorie e sulle transizioni. Il Campo delle Possibilità ha portato dentro la ricerca il rapporto fra persona e contesto. La Future Capability prova ora a interrogare ciò che permette a una persona di utilizzare e trasformare nel tempo quel campo.
Non rappresentano le tappe ordinate di una teoria nata già completa.
Alcune idee sono cambiate proprio perché i problemi incontrati più avanti hanno reso insufficienti formulazioni precedenti. Altre stanno ancora cercando una forma abbastanza precisa da poter essere realmente messe alla prova.
L’orientamento, per come lo sto studiando oggi, riguarda anche questo: creare condizioni attraverso cui una persona possa incontrare più futuro di quello che il proprio punto di partenza le consentiva di vedere.
Approfondire
Il modo in cui questi temi stanno entrando nella mia ricerca sull’orientamento è sviluppato più estesamente in Come penso l’orientamento, dove approfondisco il Campo delle Possibilità, il ruolo dell’esperienza e dell’immaginazione e le condizioni attraverso cui una possibilità può diventare progressivamente esplorabile e praticabile.
Opere e ricerche
Le forze del viaggio
Documento strategico per l’orientamento precoce nella scuola secondaria di primo grado
2025–2026 · Documento strategico e modello di orientamento
Un percorso centrato su competenze trasversali, consapevolezza narrativa, forze del carattere ed esperienze attraverso cui ragazze e ragazzi possano conoscersi, sperimentarsi e cominciare a immaginare futuri desiderabili e alternativi.
Ripensare l’orientamento nella scuola secondaria
Instabilità, equità e governance delle transizioni
2026 · Saggio teorico-metodologico
Un lavoro sull’evoluzione dell’orientamento nella scuola secondaria quando le transizioni diventano più frequenti, il futuro professionale meno prevedibile e le opportunità distribuite in modo diseguale.
Costruire i futuri
2026 · Modello e metodologia di orientamento · edizione pubblica in consolidamento
Un’architettura per un modello nazionale integrato di orientamento, con percorso quinquennale, Portfolio Evolutivo, tutoraggio, esperienze, raccordo territoriale e connessioni con università, ITS, AFAM, imprese, servizi per il lavoro e comunità locali.
Future Capability
Dal 2026 · Programma di ricerca
Una ricerca sulla libertà sostanziale di immaginare, esplorare e costruire futuri personali e professionali dotati di valore, e sulla possibilità di distinguere e validare questo costrutto rispetto alle teorie già disponibili.
Nota editoriale
Questa pagina ricostruisce una ricerca in evoluzione. Campo delle Possibilità e Future Capability indicano elaborazioni sviluppate nel corso di questi lavori e non vengono presentate come costrutti già validati. La Career Construction Theory, la career adaptability e il capability approach appartengono invece a tradizioni scientifiche consolidate con cui questa ricerca dialoga. Le singole opere documenteranno riferimenti, ipotesi, sviluppi metodologici e successive revisioni.