31 maggio, 2026
Custodire il futuro. Orientamento degli adolescenti al tempo delle trasformazioni
Introduzione
Il futuro come questione educativa
Per lungo tempo il futuro ha rappresentato una presenza relativamente stabile nell’esperienza delle persone.
Pur tra differenze sociali, culturali e territoriali, le nuove generazioni crescevano all’interno di contesti nei quali le traiettorie di vita apparivano relativamente riconoscibili. I percorsi educativi, le transizioni verso il lavoro, le appartenenze comunitarie e le aspettative sociali contribuivano a delineare orizzonti che, pur non essendo mai completamente prevedibili, offrivano punti di riferimento sufficientemente condivisi.
Le trasformazioni che caratterizzano il mondo contemporaneo sembrano aver modificato profondamente questa condizione.
La diffusione delle tecnologie digitali, l’accelerazione dell’innovazione, la globalizzazione delle informazioni, le transizioni ecologiche, le nuove configurazioni del lavoro e la crescente complessità dei sistemi sociali hanno contribuito a rendere il futuro meno lineare, meno prevedibile e, per molti aspetti, più difficile da interpretare.
In questo scenario gli adolescenti si trovano a crescere all’interno di un contesto caratterizzato da una disponibilità senza precedenti di informazioni, opportunità e connessioni. Allo stesso tempo devono confrontarsi con una molteplicità di possibilità che spesso eccede la capacità di attribuire loro significato.
Mai come oggi le persone hanno potuto confrontarsi con una tale varietà di percorsi di vita, modelli culturali, opportunità professionali e possibilità identitarie.
Eppure proprio questa abbondanza sembra rendere più complesso il rapporto con il futuro.
La questione non riguarda soltanto la quantità delle opportunità disponibili, ma la capacità di orientarsi al loro interno, costruire criteri di scelta, attribuire valore alle possibilità incontrate e trasformare l’incertezza in progettualità.
In altre parole, riguarda il modo in cui il futuro entra nella biografia.
Ripensare l’orientamento
Tradizionalmente l’orientamento è stato interpretato come un insieme di pratiche finalizzate a sostenere le scelte educative e professionali delle persone.
Questa funzione continua a essere importante.
Tuttavia le trasformazioni contemporanee suggeriscono la necessità di ampliare lo sguardo.
Quando i percorsi diventano meno lineari, quando le transizioni si moltiplicano e quando il cambiamento assume un carattere permanente, la questione orientativa non può essere ridotta al momento della scelta.
Prima della scelta esistono infatti processi più profondi.
Prima della scelta prendono forma immagini del futuro, aspirazioni, relazioni, risorse culturali e condizioni sociali che contribuiscono a definire ciò che appare possibile, desiderabile e realizzabile.
L’orientamento si colloca precisamente all’interno di questo spazio.
Più che alla decisione finale, esso rimanda al processo attraverso cui il futuro diventa pensabile, desiderabile e realizzabile.
Per questa ragione l’orientamento contemporaneo non può essere interpretato esclusivamente come una tecnica.
Esso rappresenta una pratica educativa, culturale e sociale che contribuisce alla costruzione del rapporto tra le persone e il proprio futuro.
Adolescenza e costruzione del possibile
L’adolescenza occupa una posizione particolare all’interno di questa riflessione.
È durante questa fase della vita che il futuro assume progressivamente una consistenza biografica.
Le immagini di ciò che si potrebbe diventare iniziano a influenzare le scelte, le appartenenze, gli investimenti educativi e la costruzione dell’identità.
Le persone cominciano a confrontarsi con domande che accompagneranno gran parte della loro esperienza successiva.
Chi voglio diventare?
Quali possibilità riconosco come mie?
Quali percorsi percepisco come accessibili?
Quale futuro riesco a immaginare?
Queste domande non emergono nel vuoto.
Prendono forma all’interno di contesti familiari, scolastici, culturali e sociali che contribuiscono a definire il campo delle opportunità percepite.
Le aspirazioni non nascono esclusivamente dall’interiorità dell’individuo.
Si sviluppano attraverso relazioni, esperienze e mediazioni che rendono alcune possibilità maggiormente visibili di altre.
Comprendere l’orientamento degli adolescenti significa quindi comprendere il modo in cui si costruisce il rapporto contemporaneo con il futuro.
Le nuove mediazioni del futuro
Negli ultimi anni tale rapporto è stato ulteriormente trasformato dall’emergere di nuovi ambienti digitali e, più recentemente, dalla diffusione dell’intelligenza artificiale generativa.
Per la prima volta te capaci di produrre linguaggio, simulare conversazioni, generare contenuti e offrire suggerimenti personalizzati partecipano direttamente ai processi attraverso cui le persone apprendono, esplorano e immaginano il proprio futuro.
La rilevanza di queste tecnologie non risiede esclusivamente nelle loro caratteristiche tecniche.
Risiede nella loro capacità di intervenire nei processi di costruzione del possibile.
L’intelligenza artificiale può ampliare l’accesso alla conoscenza, rendere visibili opportunità precedentemente sconosciute, sostenere l’esplorazione di interessi emergenti e facilitare nuove forme di apprendimento.
Al tempo stesso solleva interrogativi importanti riguardo all’autonomia, al giudizio critico, alla costruzione del significato e alla qualità delle decisioni.
La questione centrale non riguarda quindi la tecnologia in sé.
Riguarda il modo in cui le nuove mediazioni contribuiscono a ridefinire il rapporto tra adolescenti e futuro.
Dalle aspirazioni alla libertà
Se il futuro viene costruito attraverso relazioni, ambienti e mediazioni, emerge una domanda fondamentale.
Perché alcune possibilità diventano aspirazioni mentre altre rimangono sullo sfondo dell’esperienza?
La risposta a questa domanda conduce verso una prospettiva che attraversa gran parte del dibattito contemporaneo sullo sviluppo umano.
Le persone non differiscono soltanto per le opportunità di cui dispongono.
Differiscono anche per le condizioni che permettono loro di riconoscere tali opportunità come parte della propria vita.
La capacità di aspirare, descritta da Appadurai come una risorsa culturale fondamentale, e il Capability Approach sviluppato da Sen e Nussbaum convergono proprio su questo punto.
La libertà non coincide semplicemente con la presenza di opzioni.
Dipende dalla concreta possibilità di attribuire valore a tali opzioni e trasformarle in percorsi di vita significativi.
In questa prospettiva l’orientamento assume una funzione che va oltre il supporto alle decisioni.
Diventa uno strumento attraverso cui ampliare le condizioni che consentono alle persone di immaginare, progettare e costruire il proprio futuro.
Una tesi per il nostro tempo
Queste pagine nascono dall’idea che la questione orientativa rappresenti una delle grandi questioni educative del nostro tempo.
Non soltanto perché gli adolescenti devono scegliere percorsi scolastici o professionali.
Ma perché sono chiamati a costruire il proprio rapporto con il futuro in una fase storica caratterizzata da trasformazioni profonde e continue.
La tesi che attraversa le pagine che seguono può essere formulata in modo semplice.
L’orientamento non riguarda soltanto le scelte. Riguarda le possibilità stesse: la capacità di immaginare futuri differenti, sviluppare aspirazioni significative, esercitare agency e trasformare le opportunità disponibili in libertà effettive.
Per questa ragione l’orientamento non può essere considerato un servizio accessorio del sistema educativo.
Esso costituisce una delle condizioni che permettono alle persone di partecipare consapevolmente alla costruzione della propria vita.
In una società democratica tale funzione assume una rilevanza che va oltre il successo individuale.
In gioco vi è la qualità delle opportunità che una comunità rende accessibili alle nuove generazioni, la distribuzione delle possibilità di immaginare e costruire il futuro e, in ultima analisi, la qualità democratica del rapporto tra persone e possibilità.
Struttura
Il percorso proposto si sviluppa in sei capitoli.
Il primo capitolo analizza il modo in cui il futuro entra progressivamente nella biografia degli adolescenti e diventa parte della costruzione identitaria.
Il secondo esplora le mediazioni che contribuiscono alla formazione delle aspirazioni e delle immagini del futuro, soffermandosi sul ruolo della famiglia, della scuola, dei gruppi di pari e degli ecosistemi digitali.
Il terzo affronta l’impatto dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie sulla costruzione del possibile, interrogandosi sulle opportunità e sui rischi delle mediazioni intelligenti.
Il quarto introduce il tema della capacità di aspirare, mostrando come le aspirazioni costituiscano una risorsa culturale distribuita in modo diseguale.
Il quinto approfondisce il rapporto tra agency, capabilities e orientamento, evidenziando il ruolo dell’azione nella costruzione del futuro.
Il sesto e ultimo capitolo propone una riflessione sul significato democratico dell’orientamento, interpretandolo come bene pubblico e come infrastruttura del possibile.
Lungo tutto il percorso il futuro non viene considerato una realtà già data da prevedere.
Viene interpretato come uno spazio da esplorare, immaginare e costruire.
Perché il modo in cui una società accompagna le nuove generazioni nel rapporto con il futuro dice molto non soltanto di ciò che essa si aspetta dai propri giovani.
Dice anche di ciò che immagina per se stessa.
Capitolo 1 - Come nasce il futuro?
Adolescenza, immaginazione e costruzione delle possibilità
Esiste un momento nella crescita in cui il futuro smette di appartenere al linguaggio degli adulti e diventa una questione personale.
Fino a quel momento il tempo è abitato prevalentemente dal presente. Le giornate seguono il ritmo delle attività quotidiane, della scuola, delle relazioni familiari e delle amicizie. Il futuro appare come qualcosa di distante, una parola utilizzata dagli altri per indicare ciò che verrà. Poi, quasi impercettibilmente, qualcosa cambia. Le domande che accompagnano l’infanzia iniziano a trasformarsi. Accanto alla curiosità per ciò che accadrà emerge un interrogativo più profondo: chi diventerò?
L’adolescenza rappresenta la stagione della vita in cui questa domanda acquista consistenza. È il tempo nel quale il futuro entra progressivamente nella biografia e inizia a partecipare alla costruzione dell’identità. Per la prima volta le persone non si limitano a vivere il presente. Cominciano a immaginare se stesse all’interno di una storia che si estende oltre l’orizzonte immediato dell’esperienza.
Le riflessioni di Erikson (1968) hanno mostrato come l’adolescenza costituisca una fase cruciale nella formazione dell’identità personale. È in questo periodo che individui e comunità si confrontano con la necessità di costruire continuità tra ciò che si è stati, ciò che si è e ciò che si desidera diventare. Studi successivi hanno evidenziato come questo processo si svolga oggi all’interno di transizioni sempre più lunghe e complesse, caratterizzate da percorsi meno lineari e da una maggiore necessità di esplorazione personale (Arnett, 2000). Il futuro smette così di essere una semplice dimensione temporale e diventa una componente essenziale della definizione di sé.
Ogni esperienza assume allora un significato nuovo. Gli interessi che emergono, le relazioni che si consolidano, i successi e le difficoltà incontrate lungo il percorso iniziano a essere interpretati come indizi di una possibile direzione. Il presente non viene più vissuto soltanto per ciò che è. Diventa anche uno spazio attraverso cui immaginare ciò che potrebbe essere.
L’orientamento affonda le proprie radici in questo passaggio.
Le scelte scolastiche, le decisioni professionali e i progetti di carriera rappresentano soltanto la parte più visibile di un processo che inizia molto prima: la costruzione di una relazione con il futuro. Ogni persona sviluppa progressivamente la capacità di immaginare possibilità che ancora non esistono e di attribuire loro significato. In questa prospettiva orientarsi significa anche costruire una narrazione che permetta di collegare esperienze, aspirazioni e progetti in una storia dotata di direzione e continuità (Savickas, 2012).
Il futuro non si presenta come un territorio già definito che attende di essere scoperto. Assume piuttosto la forma di una costruzione che prende vita attraverso l’incontro tra esperienza, immaginazione e contesto sociale.
Questa prospettiva suggerisce di guardare con maggiore attenzione a un aspetto spesso dato per scontato. Si tende spesso a pensare che le aspirazioni emergano spontaneamente e che la capacità di progettare il futuro sia una naturale conseguenza della crescita. Uno sguardo più attento suggerisce invece una realtà più complessa.
Le possibilità che ciascuno riesce a immaginare non dipendono esclusivamente dalle caratteristiche individuali, ma anche dai contesti sociali e culturali nei quali tali immagini prendono forma.
Alcuni adolescenti crescono percependo il mondo come uno spazio ricco di opportunità e alternative. Altri incontrano orizzonti più stretti, delimitati da condizioni economiche, culturali o relazionali che rendono meno visibili percorsi differenti da quelli già conosciuti. Le possibilità che ciascuno riesce a immaginare dipendono anche dalle esperienze che ha avuto l’opportunità di vivere e dai mondi con cui è entrato in contatto.
Ogni società consegna alle nuove generazioni una particolare geografia delle possibilità.
Alcuni sentieri appaiono ben tracciati. Altri rimangono quasi invisibili. Vi sono percorsi continuamente raccontati e valorizzati, mentre altri faticano a entrare nell’immaginazione collettiva. Crescere significa anche imparare a leggere questa mappa, riconoscerne i confini e, talvolta, scoprire territori che nessuno aveva indicato.
La famiglia, la scuola, le comunità educative e le reti sociali partecipano quotidianamente a questo processo. Attraverso aspettative, linguaggi, modelli di vita e opportunità di esplorazione contribuiscono a definire ciò che appare possibile oppure improbabile. Le immagini del futuro che accompagnano gli adolescenti non nascono mai nel vuoto. Si alimentano di relazioni, esperienze e narrazioni condivise.
In questa prospettiva l’orientamento assume una funzione più ampia del semplice supporto alle decisioni.
Il suo contributo consiste nell’allargare il campo delle possibilità percepite e nel rendere visibili alternative che altrimenti rimarrebbero fuori dall’orizzonte dell’esperienza. Ogni decisione prende forma all’interno di un orizzonte di alternative che vengono riconosciute come accessibili e significative. Le persone scelgono tra possibilità che riescono a vedere, nominare e immaginare.
Nessuno può desiderare ciò che non riesce a immaginare.
Nessuno può progettare una strada che non compare sulla propria mappa del futuro.
Le prospettive contemporanee dell’orientamento sottolineano come la costruzione dei percorsi di vita dipenda sempre meno dall’adattamento a traiettorie predefinite e sempre più dalla capacità di progettare attivamente la propria storia all’interno di contesti in continua trasformazione (Savickas, 2012).
Orientare significa contribuire alla costruzione di orizzonti più ampi.
Implica favorire l’incontro con mondi differenti, rendere visibili opportunità che altrimenti rimarrebbero fuori dal campo dell’esperienza e sostenere l’esplorazione di possibilità nuove.
L’immagine dell’orizzonte offre una metafora particolarmente efficace per comprendere questo processo.
L’orizzonte accompagna il cammino senza lasciarsi mai raggiungere completamente. Ogni passo ne modifica i contorni e ogni esperienza ne ridefinisce l’estensione. Qualcosa di simile accade con il futuro. Esso non coincide con una destinazione fissa da individuare una volta per tutte. Si presenta piuttosto come uno spazio dinamico che si trasforma insieme alla persona che lo esplora.
Orientarsi significa imparare a muoversi all’interno di questo paesaggio in continuo cambiamento.
Nel corso dell’adolescenza la capacità di immaginare il futuro si accompagna progressivamente alla percezione di poter esercitare un’influenza sul suo corso. Le persone iniziano a riconoscersi come soggetti capaci di interpretare le circostanze, compiere scelte e attribuire direzione alla propria esperienza. Questa consapevolezza non elimina i vincoli che accompagnano ogni esistenza, ma apre uno spazio di partecipazione attiva alla costruzione della propria storia.
Le trasformazioni che caratterizzano la contemporaneità rendono questa capacità sempre più decisiva.
Le generazioni precedenti costruivano spesso le proprie aspettative all’interno di contesti relativamente più stabili. Gli adolescenti di oggi crescono invece in una realtà caratterizzata da cambiamenti rapidi, transizioni frequenti e una crescente pluralità di possibilità. Il futuro assomiglia sempre meno a una strada già tracciata e sempre più a un territorio da esplorare. In una società caratterizzata da percorsi educativi e professionali meno lineari rispetto al passato, la capacità di esplorare possibilità differenti e di costruire significati personali assume un ruolo crescente nello sviluppo individuale (Arnett, 2000; Savickas, 2012).
In questo scenario acquista rilevanza una competenza che per lungo tempo è rimasta sullo sfondo: la capacità di utilizzare il futuro. Immaginare scenari alternativi, confrontarsi con l’incertezza, elaborare possibilità differenti e attribuire significato al cambiamento diventano risorse fondamentali per abitare il proprio tempo.
Ogni progetto di vita nasce infatti da un dialogo continuo tra memoria, esperienza e immaginazione. Le persone comprendono chi sono attraverso ciò che hanno vissuto, ma costruiscono ciò che diventeranno attraverso le immagini del futuro che riescono a generare.
Per secoli questo processo è stato sostenuto prevalentemente da istituzioni educative, relazioni familiari e comunità di appartenenza. Oggi il lavoro di costruzione del possibile si svolge all’interno di ambienti più articolati e complessi, nei quali nuove forme di mediazione partecipano quotidianamente alla definizione di ciò che appare desiderabile, plausibile o raggiungibile.
Comprendere come nasce il futuro nell’esperienza adolescenziale significa allora interrogarsi anche sui soggetti che partecipano alla sua costruzione.
Chi contribuisce oggi a definire l’orizzonte delle possibilità?
Attraverso quali relazioni, linguaggi e ambienti gli adolescenti apprendono a immaginare ciò che potranno diventare?
È a partire da queste domande che si apre il capitolo successivo.
Capitolo 2 - Chi orienta gli adolescenti?
Le nuove mediazioni nella costruzione del futuro
Quando si parla di orientamento, si tende spesso a immaginare un’attività circoscritta a momenti specifici della vita scolastica. Un colloquio con un docente, un incontro con un consulente, una scelta educativa o professionale. Questa rappresentazione coglie soltanto una parte della realtà.
Molto prima che gli adolescenti si trovino di fronte a una decisione formale, il loro rapporto con il futuro è già stato influenzato da una molteplicità di relazioni, esperienze e ambienti che contribuiscono quotidianamente alla costruzione delle possibilità percepite.
Ogni persona cresce all’interno di un ecosistema di mediazioni.
Alcune sono immediatamente visibili. Altre agiscono in modo più discreto. Alcune appartengono alla tradizione educativa. Altre sono emerse soltanto negli ultimi decenni. Tutte partecipano alla costruzione delle immagini attraverso cui il futuro viene immaginato, interpretato e progettato.
Questa prospettiva richiama l’approccio ecologico allo sviluppo umano proposto da Bronfenbrenner (1979), secondo il quale la crescita individuale prende forma attraverso l’interazione continua tra persona, relazioni e contesti. Le aspirazioni, le aspettative e le rappresentazioni del futuro non si sviluppano quindi in isolamento, ma all’interno di sistemi di relazioni che contribuiscono a renderle possibili.
L’orientamento prende forma ben prima dei servizi formalmente dedicati.
Abita le conversazioni familiari, le pratiche educative, i gruppi di pari, le narrazioni culturali e gli ambienti digitali che accompagnano la vita quotidiana.
Comprendere chi orienta oggi gli adolescenti significa comprendere come si costruisce il rapporto contemporaneo con il futuro.
La famiglia come prima geografia delle possibilità
Le prime immagini del futuro emergono generalmente all’interno dell’ambiente familiare.
Prima ancora di conoscere il mondo esterno, bambini e adolescenti osservano le traiettorie delle persone che hanno accanto. Attraverso racconti, esempi e aspettative apprendono quali percorsi appaiono desiderabili, quali professioni vengono valorizzate, quali scelte sembrano realistiche e quali, invece, appaiono lontane o improbabili.
Spesso questo processo avviene senza una piena consapevolezza.
Attraverso la vita quotidiana le famiglie offrono chiavi di lettura del mondo prima ancora che semplici informazioni.
Attraverso il linguaggio quotidiano, le esperienze condivise e le aspettative esplicite o implicite, contribuiscono a costruire quella che potremmo definire una prima geografia delle possibilità.
Alcuni adolescenti crescono in contesti caratterizzati da una forte esposizione a percorsi educativi e professionali diversificati. Altri incontrano repertori più limitati di esperienze e modelli. In entrambi i casi la famiglia partecipa alla definizione dell’orizzonte entro cui il futuro viene inizialmente immaginato.
Sarebbe riduttivo interpretare queste influenze come forme di determinismo sociale.
Più correttamente, esse contribuiscono a definire il quadro di significati entro cui le opportunità vengono percepite e valutate.
La scuola come spazio di ampliamento
Se la famiglia rappresenta il primo ambiente di orientamento, la scuola costituisce spesso il primo luogo nel quale gli orizzonti individuali possono espandersi.
L’incontro con nuovi saperi, nuovi compagni e nuovi adulti permette agli adolescenti di confrontarsi con possibilità che eccedono l’esperienza familiare.
La funzione orientativa della scuola non coincide soltanto con l’offerta di informazioni sui percorsi successivi.
Essa si manifesta quotidianamente attraverso pratiche educative che aiutano gli studenti a leggere il mondo, sviluppare interessi, costruire competenze e attribuire significato alle proprie esperienze.
Ogni insegnante orienta.
Talvolta attraverso attività progettate intenzionalmente.
Più spesso attraverso il modo in cui valorizza il talento, incoraggia l’esplorazione o rende accessibili mondi che gli studenti non avevano ancora incontrato.
L’orientamento scolastico assume quindi una dimensione molto più ampia rispetto alle attività formalmente dedicate alle scelte.
Coincide con la capacità dell’istituzione educativa di ampliare il campo delle possibilità percepite e di sostenere lo sviluppo di una relazione riflessiva con il futuro.
In questo senso la scuola può essere interpretata come uno dei principali luoghi di democratizzazione delle opportunità.
La sua funzione va oltre la trasmissione delle conoscenze.
La scuola contribuisce infatti a rendere il futuro più accessibile e immaginabile.
I pari e la costruzione sociale delle aspirazioni
Durante l’adolescenza il crescente peso delle relazioni tra pari rappresenta uno degli elementi distintivi delle transizioni contemporanee (Arnett, 2000).
Le amicizie rappresentano molto più di uno spazio di socializzazione. Costituiscono ambienti nei quali vengono continuamente negoziati valori, identità, aspettative e rappresentazioni del futuro.
Attraverso il confronto con i coetanei gli adolescenti osservano possibilità differenti, sperimentano appartenenze, costruiscono immagini di sé e mettono alla prova aspirazioni ancora incerte.
Molte decisioni apparentemente individuali prendono forma all’interno di queste dinamiche collettive.
Le scelte educative, gli interessi culturali e persino le aspettative professionali vengono influenzate da conversazioni, esempi e modelli che circolano nei gruppi di riferimento.
Gli ambienti relazionali influenzano non soltanto ciò che gli adolescenti conoscono, ma anche ciò che imparano a desiderare. Le aspirazioni si sviluppano attraverso processi di confronto, riconoscimento e appartenenza che contribuiscono a definire ciò che viene percepito come vicino, lontano o irraggiungibile.
Le aspirazioni possiedono sempre una dimensione relazionale.
Prendono forma attraverso processi di riconoscimento reciproco che aiutano le persone a immaginare chi potrebbero diventare.
L’espansione degli ambienti di mediazione
Per gran parte della storia moderna le principali agenzie orientative erano relativamente riconoscibili.
Famiglia.
Scuola.
Comunità locali.
I media contemporanei hanno progressivamente modificato questo scenario.
Le nuove generazioni crescono all’interno di ambienti informativi caratterizzati da una disponibilità senza precedenti di contenuti, modelli e opportunità di esplorazione.
Attraverso piattaforme digitali, social media, video, comunità online e ambienti interattivi, gli adolescenti possono entrare in contatto con professioni, stili di vita, percorsi educativi e mondi culturali che in passato sarebbero rimasti difficilmente accessibili.
Questa trasformazione ha ampliato in modo significativo il repertorio delle possibilità percepite.
Un adolescente può oggi esplorare università internazionali, osservare professionisti all’opera, conoscere esperienze lontane dal proprio contesto territoriale e accedere a informazioni che un tempo richiedevano reti sociali molto più estese.
L’espansione delle opportunità informative rappresenta uno degli aspetti più rilevanti della contemporaneità.
Allo stesso tempo, le possibilità rese visibili non sono distribuite in modo casuale. Esse emergono attraverso processi di selezione, raccomandazione e personalizzazione che organizzano l’esperienza degli utenti e influenzano ciò che viene percepito come rilevante.
La disponibilità di informazioni non coincide automaticamente con la costruzione di significato.
La possibilità di accedere a molteplici contenuti non elimina la necessità di interpretarli, valutarli e integrarli all’interno della propria esperienza.
Quando l’attenzione diventa una risorsa contesa
L’aumento delle possibilità informative introduce una trasformazione meno evidente ma altrettanto importante.
La competizione per l’attenzione.
Gli ambienti digitali non si limitano a rendere disponibili informazioni. Organizzano continuamente ciò che viene visto, ignorato, valorizzato o reso invisibile.
Le piattaforme contemporanee operano attraverso logiche di selezione che influenzano l’esperienza quotidiana degli utenti.
Questo processo produce effetti significativi sulla costruzione delle aspirazioni.
Gli ambienti che accompagnano la vita quotidiana non influenzano soltanto ciò che gli adolescenti conoscono. Partecipano anche alla formazione di ciò che imparano a desiderare e a considerare possibile per la propria vita.
In altre parole, le mediazioni contemporanee partecipano attivamente alla costruzione dell’orizzonte del possibile.
Non si limitano a rendere disponibili informazioni: influenzano ciò che viene percepito come rilevante, desiderabile e raggiungibile.
La questione orientativa assume così una complessità nuova.
Non riguarda più soltanto la disponibilità di opportunità, ma anche i processi attraverso cui tali opportunità diventano visibili, riconoscibili e significative.
Verso nuove forme di orientamento
Le trasformazioni descritte non hanno eliminato il ruolo delle tradizionali agenzie educative.
Lo hanno ridefinito.
Famiglia, scuola e comunità continuano a svolgere una funzione essenziale. Tuttavia operano all’interno di ecosistemi sempre più articolati, nei quali nuovi attori partecipano quotidianamente alla costruzione del rapporto con il futuro.
Comprendere chi orienta gli adolescenti significa riconoscere che il futuro non è il prodotto di decisioni esclusivamente individuali.
Esso prende forma all’interno di una rete di mediazioni che rende alcune possibilità più visibili, più desiderabili e più accessibili di altre.
L’orientamento contemporaneo si confronta quindi con una sfida inedita.
Non deve soltanto aiutare gli adolescenti a scegliere.
Deve aiutarli a interpretare ambienti complessi, distinguere opportunità significative, costruire criteri di giudizio e sviluppare una relazione consapevole con le molteplici mediazioni che influenzano la loro esperienza.
Per molti anni queste mediazioni hanno agito prevalentemente attraverso la selezione e l’organizzazione delle informazioni.
Oggi stanno emergendo sistemi capaci non soltanto di mostrare contenuti, ma anche di produrli, interpretarli e dialogare direttamente con gli utenti.
Per la prima volta strumenti in grado di generare linguaggio, simulare conversazioni e offrire suggerimenti personalizzati iniziano a partecipare direttamente ai processi attraverso cui le persone apprendono, esplorano e immaginano il proprio futuro.
La questione decisiva riguarda il modo in cui queste nuove forme di mediazione contribuiranno a ridefinire il rapporto tra adolescenti, possibilità e futuro.
Capitolo 3 - Quando il futuro incontra le macchine
Intelligenza artificiale, immaginazione e costruzione del possibile
Per lungo tempo gli strumenti utilizzati per orientarsi nel mondo hanno svolto una funzione prevalentemente conservativa.
Custodivano informazioni, organizzavano conoscenze e rendevano accessibili contenuti già esistenti.
Le tecnologie digitali contemporanee stanno progressivamente modificando questa condizione.
Per la prima volta nella storia moderna stanno diventando ampiamente disponibili sistemi capaci non soltanto di archiviare informazioni, ma anche di produrre linguaggio, generare immagini, simulare conversazioni e costruire risposte personalizzate.
Questa trasformazione introduce una nuova forma di mediazione tra individui e conoscenza.
Gli adolescenti rappresentano una delle prime generazioni a crescere in un contesto nel quale strumenti intelligenti possono essere consultati per apprendere, esplorare, pianificare, creare e riflettere.
Il punto decisivo riguarda il modo in cui queste tecnologie contribuiscono a modificare il rapporto con il futuro.
Nei capitoli precedenti abbiamo osservato che l’orientamento prende forma attraverso una rete di mediazioni che contribuiscono a rendere alcune possibilità più visibili di altre. Abbiamo visto che famiglie, scuole, gruppi di pari e ambienti digitali partecipano alla costruzione dell’orizzonte del possibile.
L’intelligenza artificiale si inserisce all’interno di questa storia non come una rottura assoluta, ma come una nuova forma di mediazione che interviene nei processi attraverso cui le persone immaginano, esplorano e interpretano il futuro.
È questa prospettiva che permette di superare le letture più semplicistiche.
Da un lato emergono narrazioni entusiaste che descrivono l’intelligenza artificiale come una soluzione capace di migliorare ogni aspetto dell’apprendimento e della progettazione personale.
Dall’altro si diffondono visioni allarmistiche che interpretano tali tecnologie come una minaccia inevitabile per l’autonomia umana.
Entrambe le posizioni tendono a trascurare la questione fondamentale.
Le tecnologie non agiscono nel vuoto.
I loro effetti dipendono dal modo in cui vengono integrate all’interno di pratiche educative, relazioni sociali e processi di costruzione del significato (OECD, 2026; UNESCO, 2023).
L’immaginazione assistita
Uno degli aspetti più interessanti dell’intelligenza artificiale riguarda la sua capacità di ampliare l’esplorazione del possibile.
Un adolescente può utilizzare sistemi generativi per conoscere professioni poco note, simulare percorsi formativi, confrontare scenari alternativi o approfondire temi che difficilmente avrebbe incontrato nel proprio ambiente immediato.
In questo senso l’intelligenza artificiale può funzionare come uno strumento di espansione dell’immaginazione.
Può contribuire a rendere visibili opportunità che altrimenti rimarrebbero fuori dal campo dell’esperienza, sostenere la curiosità, facilitare l’accesso a prospettive differenti e ampliare il repertorio delle possibilità percepite.
Questa capacità assume particolare rilevanza durante l’adolescenza.
In una fase della vita caratterizzata dalla costruzione dell’identità e dall’esplorazione del futuro, la possibilità di confrontarsi con scenari molteplici può rappresentare una risorsa significativa.
Per molti adolescenti l’intelligenza artificiale rappresenta il primo interlocutore sempre disponibile con cui esplorare interessi, formulare domande e sperimentare scenari futuri. Questa caratteristica introduce una forma inedita di mediazione dell’immaginazione che merita particolare attenzione educativa.
Le tecnologie intelligenti possono diventare strumenti attraverso cui interrogare il possibile.
Possono aiutare gli adolescenti a formulare domande, esplorare interessi emergenti e costruire prime rappresentazioni di percorsi ancora incerti.
In questa prospettiva, il valore educativo dell’intelligenza artificiale non risiede principalmente nella capacità di fornire risposte, ma nella possibilità di sostenere pratiche di esplorazione del futuro. Tale funzione richiama la prospettiva della Future Literacy sviluppata da UNESCO e approfondita da Miller (2018), secondo cui il futuro può essere utilizzato come risorsa cognitiva per comprendere il presente e ampliare il campo delle possibilità immaginabili.
Osservata da questa prospettiva, l’intelligenza artificiale può essere interpretata come una tecnologia dell’immaginazione.
Non sostituisce la capacità umana di immaginare, ma ne amplia gli stimoli, le connessioni e le occasioni di esplorazione.
Il rischio della delega cognitiva
La stessa caratteristica che rende queste tecnologie promettenti introduce tuttavia nuove questioni educative.
Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato come l’utilizzo di sistemi generativi possa produrre una forma di delega cognitiva.
Quando una tecnologia fornisce rapidamente risposte, sintesi, idee o soluzioni, diventa naturale affidarle una parte crescente del lavoro mentale.
La questione centrale riguarda il modo in cui l’utilizzo dello strumento modifica i processi attraverso cui le persone apprendono, riflettono e costruiscono significati.
Le evidenze più recenti mostrano che l’impiego dell’intelligenza artificiale può migliorare significativamente la performance immediata in alcuni compiti, senza necessariamente produrre un apprendimento più profondo o duraturo (OECD, 2026; Yan et al., 2025).
In altre parole, una persona può ottenere risultati migliori nel presente senza sviluppare in misura equivalente le competenze necessarie per affrontare situazioni future.
La distinzione tra performance e apprendimento assume qui un’importanza decisiva.
Riuscire a completare un compito non coincide automaticamente con l’aver acquisito le capacità necessarie per svolgerlo autonomamente.
La questione è particolarmente rilevante durante l’adolescenza.
In questa fase della vita la costruzione dell’autonomia cognitiva rappresenta uno dei compiti evolutivi più importanti. La possibilità di affidare a strumenti esterni una parte crescente del lavoro mentale apre quindi interrogativi specifici riguardo allo sviluppo della riflessione critica, dell’autoregolazione e della capacità di giudizio.
Le tecnologie intelligenti possono sostenere questi processi.
Possono però anche sostituirli parzialmente quando vengono utilizzate come scorciatoie anziché come strumenti di esplorazione.
La sfida educativa consiste quindi nel trasformare l’intelligenza artificiale in un partner dell’apprendimento piuttosto che in un sostituto dell’impegno cognitivo, una distinzione che emerge con chiarezza anche nei più recenti studi internazionali sull’uso della GenAI in educazione (OECD, 2026).
Agency e costruzione del significato
La riflessione sull’intelligenza artificiale conduce quindi a una questione più profonda.
Chi costruisce il significato?
Gli strumenti generativi possono produrre testi, suggerire idee, proporre percorsi e organizzare informazioni. Tuttavia non possono sostituire il lavoro attraverso cui una persona attribuisce valore alle possibilità che incontra e le integra all’interno della propria esperienza.
La costruzione del futuro richiede una partecipazione attiva dell’individuo.
Le tecnologie possono ampliare le possibilità di esplorazione, ma non sostituire quel processo di interpretazione attraverso cui prende forma l’agency personale.
Ogni progetto di vita nasce dall’incontro tra opportunità offerte dall’ambiente e capacità personale di attribuire significato all’esperienza.
Le informazioni diventano rilevanti soltanto quando vengono inserite all’interno di una storia.
Le possibilità diventano concrete soltanto quando vengono riconosciute come parte del proprio orizzonte esistenziale.
L’intelligenza artificiale può contribuire ad arricchire questo processo.
Non può compierlo al posto delle persone.
Verso una nuova alfabetizzazione
La diffusione delle tecnologie intelligenti rende necessario sviluppare competenze che vanno oltre la tradizionale alfabetizzazione digitale.
La semplice padronanza operativa non è più sufficiente.
Diventa necessario comprendere come questi strumenti funzionano, quali limiti possiedono, quali presupposti incorporano e quali effetti producono sui processi di apprendimento e decisione.
Negli ultimi anni il concetto di AI Literacy è emerso proprio per descrivere questo insieme di capacità.
Essere alfabetizzati rispetto all’intelligenza artificiale non significa diventare esperti di programmazione.
Significa sviluppare una comprensione critica delle tecnologie che sempre più frequentemente partecipano alla vita quotidiana.
Per gli adolescenti questa competenza assume una rilevanza particolare.
L’obiettivo non consiste nel limitare l’accesso a questi strumenti.
Consiste nel rendere le nuove generazioni capaci di utilizzarli senza rinunciare alla responsabilità del giudizio.
Quanto più gli strumenti diventano intelligenti, tanto più importante diventa la capacità umana di formulare domande significative.
Un nuovo paesaggio orientativo
L’intelligenza artificiale non rappresenta semplicemente una nuova tecnologia educativa.
Contribuisce a ridefinire il paesaggio entro cui gli adolescenti costruiscono il proprio rapporto con il futuro.
Per la prima volta sistemi capaci di dialogare, suggerire, simulare e generare contenuti partecipano direttamente ai processi di esplorazione delle possibilità.
Questa trasformazione apre opportunità significative.
Amplia l’accesso alla conoscenza.
Moltiplica gli strumenti disponibili.
Favorisce nuove forme di apprendimento personalizzato.
Proprio perché ampliano le possibilità di accesso alla conoscenza, queste tecnologie rendono ancora più rilevante il ruolo delle relazioni educative, delle istituzioni formative e delle pratiche orientative chiamate ad attribuire significato a tali possibilità.
Quanto più aumenta la disponibilità di informazioni, tanto più cresce il bisogno di interpretazione.
Quanto più si ampliano le possibilità, tanto più diventa importante attribuire loro significato.
La questione centrale non riguarda quindi la sostituzione dell’essere umano da parte delle macchine.
Riguarda il tipo di relazione che sapremo costruire con strumenti sempre più capaci di partecipare ai processi attraverso cui immaginiamo il futuro.
Le tecnologie possono contribuire a rendere visibili nuove possibilità.
Rimane tuttavia aperta la domanda che accompagna silenziosamente tutto il percorso orientativo: perché alcune di esse riescono a trasformarsi in aspirazioni mentre altre rimangono sullo sfondo dell’esperienza?
Comprendere questo passaggio significa entrare nel territorio della capacità di aspirare.
È su questo terreno che si apre il capitolo successivo.
Capitolo 4 - La capacità di aspirare
Perché alcuni futuri diventano desiderabili
Nei capitoli precedenti abbiamo osservato come il futuro entri progressivamente nella biografia degli adolescenti e come la sua costruzione sia influenzata da una pluralità di mediazioni.
Abbiamo visto che famiglie, scuole, gruppi di pari, piattaforme digitali e sistemi intelligenti contribuiscono a rendere alcune possibilità più visibili di altre.
Rimane tuttavia una questione aperta.
La visibilità non è sufficiente.
Una possibilità può essere conosciuta senza essere desiderata, accessibile senza diventare significativa, immaginata senza trasformarsi in progetto.
Tra ciò che una persona vede e ciò che sceglie di perseguire esiste uno spazio intermedio che merita particolare attenzione.
È lo spazio delle aspirazioni.
Non tutti gli adolescenti osservano il mondo con lo stesso sguardo. Alcuni riescono a intravedere connessioni tra il presente e una pluralità di futuri possibili. Altri faticano a riconoscere alternative alla realtà immediatamente disponibile. La differenza risiede anche nel modo in cui il futuro entra nell’immaginazione.
Comprendere questo passaggio significa comprendere una delle dimensioni più profonde dell’orientamento contemporaneo.
Quando si parla di aspirazioni si tende spesso a considerarle come caratteristiche individuali. Alcuni giovani sarebbero più ambiziosi, motivati o determinati di altri. Una prospettiva di questo tipo coglie soltanto una parte del fenomeno.
Le aspirazioni prendono forma nell’incontro tra vita interiore e mondo sociale.
Si sviluppano attraverso esperienze, relazioni e contesti che insegnano alle persone cosa sia ragionevole desiderare, quali obiettivi appaiano realistici e quali percorsi sembrino compatibili con la propria storia.
Per questa ragione comprendere le aspirazioni significa comprendere il rapporto tra individuo e società, interrogandosi sul modo in cui il futuro diventa desiderabile.
Imparare a desiderare
Le comunità e le culture trasmettono alle nuove generazioni immagini del successo, della realizzazione personale e della vita buona.
Queste immagini circolano attraverso la famiglia, la scuola, i media, le comunità e le istituzioni.
Molto prima che gli adolescenti compiano scelte consapevoli, essi apprendono implicitamente cosa sia degno di essere perseguito e quali percorsi appaiano maggiormente valorizzati.
Imparano, in altre parole, a desiderare.
Durante l’adolescenza questo processo assume una particolare intensità. È il periodo nel quale le immagini del futuro iniziano a influenzare direttamente le scelte educative, le appartenenze sociali e la costruzione dell’identità. Le aspirazioni smettono progressivamente di essere semplici fantasie e iniziano a diventare criteri attraverso cui interpretare il presente.
Riconoscere questa dimensione culturale e relazionale del desiderio non equivale a ridurre le persone al prodotto del proprio ambiente.
Le aspirazioni si costruiscono attraverso processi di interpretazione che permettono agli individui di collegare il presente a immagini del futuro percepite come significative.
Arjun Appadurai (2004) ha descritto questo processo attraverso l’espressione capacity to aspire.
Secondo l’autore, la capacità di aspirare non rappresenta una semplice disposizione psicologica. È una competenza culturale che consente alle persone di immaginare possibilità future, attribuire loro valore e individuare percorsi plausibili per raggiungerle.
Da questa prospettiva emerge una conseguenza decisiva: le aspirazioni non sono distribuite in modo uniforme.
Alcuni individui dispongono di maggiori opportunità per esplorare il futuro, confrontarsi con modelli differenti e sperimentare possibilità diversificate. Altri incontrano contesti nei quali il repertorio delle alternative percepite appare più limitato.
Le differenze investono anche la capacità di costruire immagini articolate del possibile, oltre alla disponibilità di risorse materiali.
Le disuguaglianze dell’immaginazione
Le disuguaglianze educative vengono generalmente osservate attraverso indicatori come il reddito, il livello di istruzione o l’accesso alle opportunità formative.
Questi aspetti sono certamente importanti.
Esiste però una dimensione meno visibile.
La distribuzione delle possibilità immaginabili.
Due adolescenti possono vivere nello stesso territorio, frequentare la stessa scuola e avere accesso alle medesime informazioni. Ciò non significa necessariamente che riescano a immaginare lo stesso futuro.
Le opportunità diventano significative soltanto quando vengono riconosciute come parte del proprio orizzonte.
La capacità di aspirare dipende quindi anche dall’esposizione a esperienze, linguaggi, modelli e relazioni che rendono il futuro maggiormente esplorabile.
Se la capacità di aspirare rappresenta una risorsa fondamentale per la costruzione del futuro, allora la sua distribuzione assume inevitabilmente una rilevanza educativa e politica.
Non tutte le persone dispongono delle stesse opportunità di sviluppare tale capacità.
Se le opportunità educative risultano distribuite in modo diseguale, anche le condizioni che permettono di immaginare il futuro possono esserlo. La questione orientativa riguarda quindi non soltanto l’accesso alle opportunità, ma anche l’accesso alle capacità necessarie per riconoscerle come parte della propria vita.
Questa constatazione invita a spostare l’attenzione.
Il punto decisivo si sposta così dall’accesso alle opportunità alle condizioni che permettono di riconoscerle come possibili.
Aspirazioni e libertà
Le riflessioni di Appadurai dialogano in modo particolarmente fecondo con il Capability Approach sviluppato da Amartya Sen (1999) e successivamente approfondito da Martha Nussbaum (2011).
Secondo questa prospettiva, la libertà non coincide con la semplice disponibilità formale di opzioni. Dipende dalla concreta possibilità di trasformarle in percorsi di vita significativi.
Le persone sono realmente libere quando dispongono delle condizioni necessarie per scegliere e realizzare ciò che attribuiscono valore.
Questa distinzione appare particolarmente utile per comprendere le sfide orientative contemporanee.
Un sistema educativo può mettere a disposizione numerose opportunità.
Questo non assicura che tutti gli adolescenti riescano a riconoscerle, interpretarle e utilizzarle allo stesso modo.
Le capacità di aspirare e di progettare il futuro rappresentano infatti una parte essenziale delle libertà effettivamente disponibili.
L’orientamento assume qui una funzione che va oltre il supporto alle decisioni.
Diventa uno strumento attraverso cui ampliare le capacità delle persone di immaginare, esplorare e costruire possibilità.
Le aspirazioni nell’era digitale
Le trasformazioni tecnologiche rendono queste riflessioni ancora più rilevanti.
Gli adolescenti contemporanei crescono in ambienti caratterizzati da una continua esposizione a immagini del successo, della realizzazione personale e delle traiettorie di vita.
Gli adolescenti possono oggi osservare esperienze molto diverse e confrontarsi con una pluralità di modelli senza precedenti.
Questa abbondanza produce effetti ambivalenti: amplia il repertorio delle possibilità percepite, ma può anche generare nuove forme di pressione, confronto sociale e senso di inadeguatezza.
Le piattaforme digitali rendono visibili alcune traiettorie e ne oscurano altre. Amplificano determinati modelli di successo e ne marginalizzano altri. Partecipano così alla costruzione di ciò che appare desiderabile.
La sfida educativa consiste nell’aiutare gli adolescenti a sviluppare una relazione critica con le immagini del futuro che incontrano quotidianamente, oltre la semplice garanzia di accesso alle informazioni.
Le aspirazioni non possono essere semplicemente importate dall’esterno.
Devono essere costruite attraverso un lavoro di interpretazione personale.
Dal desiderio al progetto
La capacità di aspirare non coincide con la semplice formulazione di desideri.
Implica la possibilità di collegare il presente al futuro attraverso percorsi dotati di significato.
Un’aspirazione diventa orientativamente rilevante quando riesce a trasformarsi in progetto.
Questo passaggio richiede immaginazione, informazioni, relazioni e opportunità. Richiede, soprattutto, la percezione di poter esercitare un’influenza sul proprio percorso.
Le persone investono energie nei progetti che percepiscono come realistici e coerenti con la propria identità.
Per questa ragione la capacità di aspirare rappresenta uno dei presupposti fondamentali dell’agency.
Prima di agire occorre immaginare.
Prima di scegliere occorre desiderare.
Prima di costruire il futuro occorre riconoscerlo come parte del proprio orizzonte.
In questa prospettiva il futuro non appare come una realtà già data, ma come una risorsa cognitiva e culturale attraverso cui interpretare il presente. È la logica che ispira il concetto di Future Literacy promosso dall’UNESCO e sviluppato da Miller (2018): la capacità di utilizzare il futuro per comprendere meglio il mondo e ampliare il campo delle possibilità immaginabili.
Verso una giustizia orientativa
A questo punto il ragionamento assume una portata apertamente educativa e politica.
Se le aspirazioni costituiscono una risorsa fondamentale per la costruzione del futuro, allora il loro sviluppo non può essere considerato esclusivamente una responsabilità individuale.
Entra pienamente nel campo delle responsabilità educative e sociali.
Le società democratiche investono risorse per garantire accesso all’istruzione, alla salute e alla partecipazione civica.
Con crescente evidenza emerge la necessità di interrogarsi anche sulla distribuzione delle condizioni che permettono alle persone di immaginare e costruire il proprio futuro.
In questa prospettiva l’orientamento assume una funzione che riguarda non soltanto l’efficacia delle scelte, ma anche l’equità delle opportunità di aspirare.
Potremmo definire questa prospettiva una forma di giustizia orientativa.
Una giustizia che non si limita alla distribuzione di informazioni o opportunità, ma riguarda la possibilità concreta che ciascuna persona possa riconoscersi come soggetto capace di immaginare e costruire una vita dotata di significato.
Il passaggio dall’aspirazione all’agency nasce precisamente qui: nel riconoscimento che immaginare il futuro non è un privilegio, ma una condizione della libertà.
È in questo spazio che la capacità di aspirare incontra l’agency.
Ed è da qui che prende forma una delle responsabilità più profonde dell’orientamento contemporaneo.
Sarà questo passaggio - dall’aspirazione all’agency - a guidare il capitolo successivo.
Capitolo 5
Custodire la libertà di scegliere
Orientamento, agency e futuro nelle società della previsione
Ogni generazione eredita un mondo che non ha scelto.
Nessuno decide il contesto nel quale nasce, le opportunità che incontra nei primi anni della vita, le condizioni sociali che accompagnano la crescita o le trasformazioni storiche che caratterizzano il proprio tempo. Eppure ogni persona è chiamata, prima o poi, a costruire una direzione.
Compiere questo lavoro richiede più della disponibilità di opportunità: implica la possibilità di riconoscerle, attribuire loro significato e trasformarle in progetto.
Nei capitoli precedenti abbiamo osservato come il futuro entri nella biografia durante l’adolescenza, come venga mediato da relazioni e ambienti sociali, come le tecnologie partecipino alla costruzione del possibile e come le aspirazioni si sviluppino all’interno di contesti culturali che ne facilitano o ne limitano l’emergere.
Attraversando questi temi è emersa una consapevolezza comune.
Il futuro non è semplicemente qualcosa che accade.
È qualcosa che viene costruito.
La domanda che si apre a questo punto riguarda il ruolo delle persone all’interno di tale costruzione.
In che modo gli individui partecipano alla definizione della propria traiettoria?
Come si passa dalle possibilità alle scelte, dalle aspirazioni ai progetti, dai desideri all’azione?
Rispondere a questi interrogativi conduce al cuore dell’orientamento contemporaneo: la questione dell’agency.
Diventare autori della propria storia
La parola agency viene spesso tradotta come capacità di agire, ma questa definizione coglie soltanto una parte del suo significato.
L’agency riguarda infatti la possibilità di riconoscersi come soggetti capaci di influenzare il corso della propria esperienza, interpretare le circostanze e partecipare attivamente alla costruzione della propria storia (Emirbayer & Mische, 1998).
L’agency non coincide con l’indipendenza assoluta: nessuna persona agisce al di fuori delle relazioni, delle istituzioni e dei vincoli che caratterizzano la vita sociale.
L’agency emerge precisamente nell’incontro tra libertà e condizionamento.
Tra ciò che ereditiamo e ciò che riusciamo a trasformare.
Durante l’adolescenza questa dinamica assume una particolare intensità.
Le persone iniziano progressivamente a percepirsi come soggetti capaci di attribuire direzione alle proprie scelte e di immaginare il futuro come qualcosa che può essere influenzato dalle proprie azioni.
La costruzione dell’identità coincide in parte con questo processo.
Diventare adulti significa anche imparare a riconoscersi come autori della propria biografia.
Non autori onnipotenti, ma autori situati: capaci di agire all’interno di condizioni che non hanno scelto, ma che possono interpretare, negoziare e, in alcuni casi, trasformare.
Dalle opportunità alle libertà effettive
La riflessione sull’agency incontra qui il tema delle capabilities sviluppato da Sen (1999) e Nussbaum (2011).
Le società contemporanee tendono spesso a concentrarsi sulle opportunità disponibili: percorsi educativi, servizi, informazioni, tecnologie, occasioni formative.
Questi elementi sono essenziali, ma la loro presenza non garantisce automaticamente la possibilità di utilizzarli.
Due persone possono avere formalmente accesso alla stessa opportunità e ottenere risultati molto diversi.
La differenza dipende dalle risorse personali, relazionali e culturali che consentono di trasformare un’opzione teoricamente disponibile in una possibilità concretamente praticabile.
L’agency nasce precisamente nello spazio che separa la disponibilità delle opportunità dalla libertà effettiva di farne uso.
L’orientamento assume qui una funzione decisiva: aiutare le persone a sviluppare le risorse necessarie per riconoscere le alternative come significative e trasformarle in percorsi di vita.
L’orientamento come ampliamento del possibile
Per lungo tempo l’orientamento è stato interpretato principalmente come supporto alla scelta.
Una funzione importante e ancora oggi necessaria.
Le trasformazioni contemporanee suggeriscono tuttavia una prospettiva più ampia.
Le persone non scelgono tra opzioni semplicemente date: costruiscono progressivamente il modo in cui tali opzioni acquistano significato.
Ogni decisione possiede una storia.
Prima della scelta esistono esperienze, incontri, aspirazioni, opportunità e interpretazioni che contribuiscono a definire ciò che appare desiderabile e realistico.
L’orientamento interviene proprio in questa fase.
Lavora sulle condizioni che rendono possibile una scelta significativa.
Aiuta a esplorare possibilità, collegare esperienze, sviluppare consapevolezza e costruire una relazione riflessiva con il futuro.
Da questa prospettiva l’orientamento educa meno alla scelta in sé che alla costruzione dell’orizzonte entro cui le scelte diventano possibili.
Questa lettura dialoga con gli approcci contemporanei del Life Design, che interpretano l’orientamento come un processo di costruzione narrativa della propria traiettoria di vita (Savickas, 2012).
L’orientamento accompagna le persone a diventare autrici della storia che desiderano costruire, prima ancora che delle singole decisioni da assumere.
L’orientamento può essere interpretato come una infrastruttura educativa della partecipazione sociale.
La metafora dell’infrastruttura è particolarmente utile.
Generalmente associamo questa parola a strade, reti di comunicazione o sistemi di trasporto. Esistono però anche infrastrutture culturali ed educative: condizioni che permettono alle persone di accedere alle opportunità, costruire progetti e sviluppare le risorse necessarie per orientarsi nel cambiamento.
L’orientamento appartiene a questa categoria.
Esso contribuisce a rendere il futuro maggiormente accessibile.
Più che fornire direzioni prestabilite, aiuta le persone a sviluppare gli strumenti necessari per costruire le proprie.
In questo senso l’orientamento supera la dimensione del successo individuale e riguarda la qualità delle condizioni che permettono agli individui di partecipare alla costruzione della propria vita.
Tecnologie intelligenti e responsabilità umana
Le trasformazioni tecnologiche rendono questa funzione ancora più importante.
L’intelligenza artificiale e gli ambienti digitali stanno ampliando in modo significativo l’accesso alle informazioni, alle conoscenze e alle opportunità di esplorazione.
Al tempo stesso rendono evidente una questione fondamentale.
La disponibilità di risposte non elimina la necessità del giudizio.
La velocità dell’accesso alle informazioni non sostituisce la costruzione del significato.
La capacità di prevedere non coincide con la capacità di scegliere.
Quanto più gli strumenti diventano sofisticati, tanto più diventa importante formare le competenze umane necessarie per utilizzarli in modo riflessivo.
Le tecnologie possono ampliare il campo delle possibilità percepite.
La responsabilità di attribuire significato a tali possibilità continua tuttavia ad appartenere alle persone.
L’agency non viene sostituita dall’automazione.
Diventa, semmai, ancora più importante.
Una questione democratica
La riflessione sull’agency conduce inevitabilmente a una dimensione pubblica.
La qualità di una società democratica si misura anche attraverso la distribuzione delle condizioni che permettono alle persone di costruire il proprio futuro, oltre che attraverso diritti e risorse.
Quando alcune persone dispongono di molte opportunità per esplorare possibilità e altre incontrano sistematicamente ostacoli nel riconoscerle, la questione orientativa assume una rilevanza politica.
L’orientamento può allora essere interpretato come una pratica democratica: rende il futuro più accessibile, riduce il rischio che il destino individuale venga determinato esclusivamente dalle condizioni di partenza e amplia le opportunità attraverso cui le persone possono partecipare alla costruzione della propria biografia.
Da questa prospettiva emerge ciò che nei capitoli precedenti abbiamo definito giustizia orientativa.
Una forma di giustizia che riguarda la distribuzione delle condizioni necessarie per immaginare, progettare e costruire il futuro.
Custodire il futuro aperto: ampliare il campo del possibile
Le società contemporanee dispongono di strumenti sempre più sofisticati per prevedere comportamenti, analizzare preferenze e anticipare decisioni.
Mai come oggi il futuro è stato oggetto di così tanti tentativi di calcolo.
Eppure una dimensione dell’esperienza umana continua a sfuggire a ogni previsione: la capacità delle persone di attribuire significato alla propria storia e di immaginare possibilità che ancora non esistono.
In questa prospettiva il futuro non rappresenta semplicemente una realtà che deve essere prevista. Diventa una risorsa attraverso cui interpretare il presente e ampliare il campo del possibile. È questa l’intuizione che anima il concetto di Future Literacy promosso dall’UNESCO e sviluppato da Miller (2018).
È in questo spazio che l’orientamento trova la propria ragion d’essere.
Non perché conosca il futuro.
Non perché possa eliminarne l’incertezza.
Ma perché contribuisce a mantenerlo aperto.
Ogni volta che una persona scopre una possibilità che prima non riusciva a vedere, il mondo diventa leggermente più grande.
Ogni volta che un adolescente riconosce di poter partecipare alla costruzione della propria storia, aumenta lo spazio della sua libertà.
Forse è proprio questa la responsabilità più profonda dell’orientamento contemporaneo.
Custodire la possibilità che ogni persona possa immaginare un futuro e sentirsi parte della sua costruzione.
Capitolo 6 - Educare al possibile
Orientamento, democrazia e futuro aperto
Ogni epoca educa le nuove generazioni a confrontarsi con le sfide che ritiene più importanti.
Vi sono stati periodi storici nei quali l’obiettivo principale consisteva nel trasmettere tradizioni, valori e conoscenze consolidate. Altri momenti hanno posto al centro l’alfabetizzazione, la cittadinanza, lo sviluppo economico o l’innovazione tecnologica.
Le trasformazioni che caratterizzano il presente suggeriscono una sfida diversa.
Educare a vivere in un mondo nel quale il cambiamento rappresenta una condizione permanente.
Gli adolescenti che oggi frequentano le scuole cresceranno all’interno di società attraversate da trasformazioni tecnologiche, ambientali, demografiche e culturali che risulteranno difficilmente prevedibili nella loro forma concreta.
In questo contesto il futuro smette di essere soltanto una destinazione verso cui dirigersi e diventa una dimensione con cui imparare a dialogare.
L’orientamento assume allora un significato più ampio del supporto alle transizioni scolastiche o professionali: diventa una pratica educativa che aiuta le persone a costruire un rapporto consapevole con l’incertezza, il cambiamento e il possibile.
Il valore educativo dell’incertezza
Per molto tempo i sistemi educativi hanno cercato di ridurre l’incertezza.
Preparare significava offrire strumenti utili per affrontare situazioni relativamente prevedibili.
Le trasformazioni contemporanee invitano a riconsiderare questa impostazione.
L’incertezza non rappresenta più una condizione eccezionale.
Costituisce una caratteristica strutturale dell’esperienza contemporanea.
Questo cambiamento richiede una diversa cultura educativa, meno fondata sull’illusione della previsione assoluta e più orientata a sviluppare riflessività, immaginazione, adattabilità e senso critico.
In tale prospettiva, il compito dell’orientamento non è fornire risposte definitive o indicare una strada unica, ma aiutare le persone a formulare domande migliori e a esplorare percorsi molteplici.
L’obiettivo non è eliminare l’incertezza.
È renderla abitabile.
Questa idea richiama la prospettiva della Future Literacy promossa dall’UNESCO e sviluppata da Miller (2018), secondo la quale il futuro rappresenta una risorsa culturale che può essere utilizzata per comprendere il presente e ampliare il campo delle possibilità immaginabili.
Educare al futuro significa allora educare alla pluralità dei futuri.
Il diritto di immaginare
Nel corso di questo lavoro è emersa più volte una constatazione fondamentale.
Le possibilità non sono distribuite in modo uniforme. Nemmeno le aspirazioni, né le condizioni che permettono alle persone di immaginare il proprio futuro.
Le implicazioni di questa osservazione superano il campo dell’orientamento e investono il modo in cui concepiamo la cittadinanza e la partecipazione democratica.
Una società democratica non può limitarsi a garantire diritti formali.
Deve interrogarsi anche sulle condizioni che consentono agli individui di esercitare concretamente tali diritti.
Tra queste condizioni vi è la possibilità di immaginare una vita diversa da quella che le circostanze immediate sembrano prescrivere.
Potremmo definire questa possibilità come il diritto di immaginare.
Non si tratta di un diritto codificato nei testi costituzionali, ma di una precondizione che rende molti altri diritti effettivamente esercitabili.
Appadurai (2004) ha mostrato come la capacità di aspirare rappresenti una risorsa culturale essenziale per orientarsi verso il futuro. Immaginare possibilità alternative, attribuire loro valore e individuare percorsi per raggiungerle costituisce una competenza che si sviluppa attraverso l’esperienza, le relazioni e l’accesso a repertori culturali sufficientemente ricchi.
Chi non riesce a immaginare alternative difficilmente potrà sceglierle.
Chi non riesce a riconoscersi come soggetto capace di incidere sul proprio futuro difficilmente investirà energie nella sua costruzione.
Educare al possibile significa dunque ampliare il campo entro cui tale diritto può essere esercitato.
Oltre la logica dell’adattamento
Una parte significativa delle pratiche orientative sviluppate nel Novecento è stata costruita attorno all’idea di adattamento.
L’obiettivo consisteva nell’aiutare le persone a individuare il percorso più compatibile con le proprie caratteristiche e con le opportunità disponibili.
Questa impostazione ha prodotto contributi importanti.
Le condizioni contemporanee rendono tuttavia necessario un ampliamento di prospettiva.
In un mondo caratterizzato da cambiamenti rapidi e transizioni frequenti, l’orientamento è chiamato a sostenere non solo l’adattamento, ma anche la capacità di trasformazione.
Le persone si confrontano con ambienti ai quali adattarsi, ma partecipano anche alla costruzione dei contesti in cui vivono.
La sfida educativa consiste nel preparare individui capaci di inserirsi nel mondo esistente e, insieme, persone capaci di immaginare mondi possibili e contribuire alla loro realizzazione.
In questa prospettiva l’orientamento si avvicina alla cittadinanza.
Entrambi riguardano la possibilità di partecipare attivamente alla costruzione della realtà sociale.
Tecnologie, futuro e responsabilità educativa
L’intelligenza artificiale rende queste riflessioni ancora più urgenti.
Le nuove tecnologie stanno modificando il modo in cui apprendiamo, comunichiamo, lavoriamo e costruiamo rappresentazioni del futuro.
Esse ampliano le possibilità di accesso alla conoscenza e introducono strumenti in grado di supportare l’esplorazione, la creatività e la progettazione.
Al tempo stesso pongono interrogativi nuovi.
Come evitare che l’abbondanza di informazioni riduca la capacità di giudizio?
Come utilizzare sistemi intelligenti senza delegare ad essi la responsabilità delle decisioni?
Come garantire che l’espansione delle opportunità tecnologiche si traduca anche in un’espansione delle opportunità umane?
Queste domande mostrano che la posta in gioco principale non è la tecnologia in sé, ma la qualità delle relazioni educative che ne accompagnano l’utilizzo.
Quanto più sofisticati diventano gli strumenti, tanto più importante diventa la formazione di persone capaci di attribuire significato alle possibilità che incontrano.
Il futuro dell’orientamento dipenderà in larga misura da questa capacità.
L’orientamento come bene pubblico
Le riflessioni sviluppate nei capitoli precedenti convergono verso una conclusione.
L’orientamento può essere compreso, oltre che come insieme di pratiche professionali, come un bene pubblico.
Come l’istruzione, la salute o la partecipazione culturale, esso contribuisce a creare le condizioni che permettono agli individui di sviluppare il proprio potenziale e partecipare alla vita sociale.
Interpretare l’orientamento come bene pubblico consente di superare una visione puramente individuale delle scelte e di riconoscere che la costruzione del futuro possiede sempre una dimensione collettiva.
Le opportunità che una società rende accessibili, i modelli che valorizza, le narrazioni che diffonde e le esperienze che offre influenzano profondamente ciò che le nuove generazioni riescono a immaginare.
In questa prospettiva il linguaggio delle capabilities elaborato da Sen (1999) e Nussbaum (2011) acquista una particolare rilevanza. Una società giusta distribuisce risorse e opportunità formali, ma si impegna anche a creare le condizioni che permettono alle persone di trasformarle in libertà effettive.
La qualità democratica di una società può essere misurata anche attraverso la sua capacità di ampliare il campo del possibile: rendere accessibili non solo le opportunità, ma anche le condizioni che consentono di riconoscerle come parte della propria vita.
È in questo spazio che prende forma ciò che nel corso di questo lavoro abbiamo definito giustizia orientativa.
Questa prospettiva considera l’orientamento non come un servizio destinato a correggere decisioni individuali, ma come una responsabilità collettiva volta ad ampliare le possibilità di immaginare, progettare e costruire il futuro.
Custodire il futuro aperto
Questo scritto è iniziato con una domanda apparentemente semplice.
Come nasce il futuro?
Il percorso compiuto ha mostrato che il futuro non nasce spontaneamente.
Prende forma attraverso relazioni, esperienze, aspirazioni, opportunità e processi di interpretazione.
Si costruisce nell’incontro tra biografia e società.
Tra immaginazione e realtà.
Tra libertà e condizioni storiche.
Per questa ragione l’orientamento riguarda molto più delle scelte: riguarda il modo in cui una comunità accompagna le nuove generazioni nella costruzione del proprio rapporto con il possibile.
Ogni adolescente che riesce a immaginare un futuro più ampio di quello che aveva inizialmente davanti agli occhi rappresenta una conquista educativa.
Ogni giovane che scopre di poter partecipare alla costruzione della propria storia rappresenta una conquista democratica.
Forse il compito più importante dell’orientamento contemporaneo non è indicare la direzione giusta, ma mantenere aperto lo spazio delle direzioni possibili.
Perché una società che smette di offrire futuro alle nuove generazioni non perde soltanto opportunità economiche o capitale umano: perde una parte della propria capacità di immaginare se stessa.
Educare al possibile significa custodire una promessa democratica: che ogni persona possa riconoscersi come soggetto capace non solo di abitare il futuro, ma di contribuire a immaginarlo e costruirlo insieme agli altri.
Conclusione
Custodire il futuro
Ogni generazione riceve in eredità un mondo che non ha contribuito a costruire.
Riceve istituzioni, culture, linguaggi, tecnologie, opportunità e disuguaglianze che precedono la propria esperienza. Riceve anche immagini del futuro: alcune esplicite, altre implicite; alcune incoraggianti, altre limitanti; alcune capaci di ampliare l’orizzonte delle possibilità, altre destinate a restringerlo.
Nessuno inizia il proprio percorso da una pagina bianca.
Eppure ogni persona è chiamata, nel corso della vita, a confrontarsi con una domanda che nessuna società può risolvere completamente al suo posto: come costruire una direzione dentro un mondo in continuo cambiamento?
Questa domanda ha accompagnato l’intero percorso sviluppato nelle pagine precedenti.
Il percorso compiuto ha mostrato che il futuro prende forma nell’intreccio tra biografia e società, tra relazioni, opportunità, aspirazioni e capacità di agire. Ha mostrato che immaginare il futuro non è un atto esclusivamente individuale, ma un processo che si costruisce attraverso esperienze, mediazioni culturali e condizioni sociali che rendono alcune possibilità più visibili di altre.
Infine, siamo giunti a una conclusione che attraversa silenziosamente l’intero libro.
Le opportunità non sono l’unica risorsa distribuita in modo diseguale.
Anche la possibilità di immaginare il futuro lo è.
Questa constatazione merita particolare attenzione.
Molte delle discussioni contemporanee sull’educazione e sull’inclusione sociale si concentrano giustamente sull’accesso alle risorse, ai servizi e alle opportunità formative. Tuttavia esiste una dimensione meno visibile che spesso precede tutte le altre.
Immaginare una strada prima ancora di percorrerla. Riconoscere un futuro come parte della propria vita. Considerare alcune possibilità come realmente proprie.
Chi non riesce a immaginare una possibilità difficilmente riuscirà a sceglierla.
Chi non riesce a riconoscersi come soggetto capace di incidere sul proprio percorso difficilmente investirà energie nella sua costruzione.
Per questa ragione la questione orientativa supera una dimensione puramente tecnica. Essa riguarda le condizioni che permettono alle persone di sviluppare un rapporto significativo con il futuro.
In questa prospettiva l’orientamento assume un significato che va oltre i servizi, le procedure e gli strumenti che tradizionalmente lo caratterizzano.
Diventa una pratica culturale.
Una responsabilità educativa.
Una infrastruttura democratica.
Non perché elimini l’incertezza.
Non perché possa prevedere ciò che accadrà.
Ma perché contribuisce a mantenere aperto il campo delle possibilità.
Questa funzione appare particolarmente importante nel tempo che stiamo attraversando.
Le società contemporanee dispongono di strumenti sempre più sofisticati per raccogliere dati, elaborare previsioni e anticipare comportamenti. L’intelligenza artificiale amplia ulteriormente questa capacità, rendendo possibile l’accesso a forme di conoscenza e supporto impensabili fino a pochi anni fa.
Tali trasformazioni offrono opportunità straordinarie.
Al tempo stesso invitano a una riflessione più profonda.
L’aumento della capacità di previsione rende ancora più urgente interrogarsi sulla capacità di immaginare. L’abbondanza di informazioni accresce il bisogno di costruire significati. L’espansione delle opportunità tecnologiche rende ancora più importante accompagnare le persone nello sviluppo del giudizio, dell’autonomia e della progettualità.
La sfida non consiste semplicemente nell’insegnare ai giovani a utilizzare nuovi strumenti.
Consiste nell’aiutarli a costruire una relazione consapevole con il possibile.
Da questo punto di vista il futuro non può essere considerato soltanto una dimensione individuale.
Possiede una natura profondamente collettiva.
Ogni società contribuisce infatti a definire ciò che le nuove generazioni riescono a immaginare.
Ogni società contribuisce infatti a definire ciò che le nuove generazioni riescono a immaginare attraverso le proprie istituzioni educative, le opportunità che rende accessibili, le narrazioni che valorizza, le disuguaglianze che accetta o decide di contrastare e il modo in cui accompagna i giovani nell’incontro con il mondo.
Per questa ragione il futuro può essere considerato, almeno in parte, un bene comune.
Non nel senso che possa essere posseduto collettivamente.
Nel senso che la sua qualità dipende da responsabilità condivise.
Una società che amplia le possibilità di immaginare, esplorare e costruire il futuro investe non soltanto sul destino dei singoli individui.
Investe sulla propria capacità di rinnovarsi.
Una società che restringe tali possibilità impoverisce progressivamente il proprio orizzonte collettivo.
L’orientamento acquista allora una rilevanza che supera i confini dell’educazione.
Diventa una questione di cittadinanza.
Di partecipazione.
Di democrazia.
Perché la qualità democratica di una comunità può essere misurata anche attraverso una domanda semplice.
Chi può immaginare il proprio futuro?
Chi dispone delle condizioni necessarie per trasformare le aspirazioni in progetti?
Chi può riconoscersi come soggetto capace di contribuire alla costruzione del mondo che verrà?
Queste domande non riguardano soltanto gli adolescenti. Interpellano tutti noi: il modo in cui concepiamo l’educazione, interpretiamo la libertà e immaginiamo la società che desideriamo costruire.
Forse è proprio qui che il percorso compiuto in questo libro trova il suo significato più profondo.
L’orientamento non consiste semplicemente nell’indicare una direzione. Consiste nel custodire la possibilità che ciascuna persona possa cercare la propria. Non riduce il futuro a una previsione, ma contribuisce a mantenerlo aperto. Non offre risposte definitive; rende possibile la costruzione di domande significative.
In un tempo caratterizzato da trasformazioni sempre più rapide, questa potrebbe essere una delle responsabilità educative più importanti.
Custodire il futuro.
Non come una promessa garantita o una traiettoria già scritta, ma come uno spazio condiviso di possibilità, immaginazione e libertà.
Perché una società che continua a offrire futuro alle nuove generazioni trasmette molto più di opportunità. Trasmette fiducia. E forse non esiste eredità più preziosa di questa.
Bibliografica
A. Adolescenza, identità e sviluppo
Arnett, J. J. (2000). Emerging adulthood: A theory of development from the late teens through the twenties. American Psychologist, 55(5), 469–480. https://doi.org/10.1037/0003-066X.55.5.469
Erikson, E. H. (1968). Identity: Youth and crisis. W. W. Norton.
B. Ecologia dello sviluppo e mediazioni educative
Bronfenbrenner, U. (1979). The ecology of human development: Experiments by nature and design. Harvard University Press.
C. Life Design e orientamento
Savickas, M. L. (2012). Life design: A paradigm for career intervention in the 21st century. Journal of Counseling & Development, 90(1), 13–19. https://doi.org/10.1111/j.1556-6676.2012.00002.x
Savickas, M. L., Nota, L., Rossier, J., Dauwalder, J.-P., Duarte, M. E., Guichard, J., Soresi, S., Van Esbroeck, R., & van Vianen, A. E. M. (2009). Life designing: A paradigm for career construction in the 21st century. Journal of Vocational Behavior, 75(3), 239–250. https://doi.org/10.1016/j.jvb.2009.04.004
D. Aspirazioni, cultura e immaginazione del futuro
Appadurai, A. (2004). The capacity to aspire: Culture and the terms of recognition. In V. Rao & M. Walton (Eds.), Culture and public action (pp. 59–84). Stanford University Press.
E. Capability Approach e sviluppo umano
Nussbaum, M. C. (2011). Creating capabilities: The human development approach. Harvard University Press.
Sen, A. (1999). Development as freedom. Oxford University Press.
F. Agency e costruzione dell’azione
Emirbayer, M., & Mische, A. (1998). What is agency? American Journal of Sociology, 103(4), 962–1023. https://doi.org/10.1086/231294
G. Future Literacy e futuro aperto
Miller, R. (2018). Transforming the future: Anticipation in the 21st century. Routledge.
UNESCO. (2021). Reimagining our futures together: A new social contract for education. UNESCO Publishing.
UNESCO. (2022). Future literacy: A capability for embracing complexity and using the future. UNESCO.
H. Intelligenza artificiale, educazione e adolescenti
OECD. (2023). OECD digital education outlook 2023: Towards an effective digital education ecosystem. OECD Publishing. https://doi.org/10.1787/b2715bde-en
OECD. (2025). Students, digital devices and success: New evidence from PISA. OECD Publishing.
OECD. (2026). Digital education outlook 2026: Artificial intelligence and the future of learning. OECD Publishing.
Yan, L., Greiff, S., Teuber, Z., & Gašević, D. (2024). Promises and challenges of generative artificial intelligence for human learning. Nature Human Behaviour, 8(10), 1839–1850. https://doi.org/10.1038/s41562-024-02004-5
Yan, L., Greiff, S., Lodge, J. M., & Gašević, D. (2025). Distinguishing performance gains from learning when using generative AI. Nature Reviews Psychology, 4, 435–436. https://doi.org/10.1038/s44159-025-00467-5
UNESCO. (2023). Guidance for generative AI in education and research. UNESCO Publishing.
I. Orientamento, politiche e apprendimento permanente
CEDEFOP. (2020). Inventories of lifelong guidance systems and practices. Publications Office of the European Union.
OECD. (2021). Career guidance for adults in a changing world of work. OECD Publishing.
UNESCO. (2021). Recommendation on the ethics of artificial intelligence. UNESCO Publishing.
Ascolta l’episodio dedicato del podcast sull’orientamento al futuro
Labels:
Adolescenti,
Agency,
AI,
Futuro,
Intelligenza Artificiale,
Orientamento,
Orientamento al futuro
10 giugno, 2025
Intelligenza Artificiale e Pubblica Amministrazione: competenze, lavoro e il senso della trasformazione
L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione italiana è un fenomeno già in corso. Secondo l’indagine AgID (settembre-ottobre 2024), 120 progetti distribuiti in 108 organizzazioni rivelano un ecosistema in movimento. Ma dietro i numeri si muove qualcosa di più profondo: una trasformazione che riguarda il senso stesso dell’azione pubblica, la qualità delle competenze, la visione del lavoro.
Orientamento: una bussola per il futuro o un labirinto di iniziative?
Aprire le notizie dedicate al tema dell'orientamento in Italia è come guardare un formicaio in piena attività. Da ogni angolo del Paese emergono "job day", si inaugurano "sportelli", si lanciano progetti e si tengono convegni, persino in Senato. Da Modena a Bari, da Ancona alla Puglia, passando per i grandi atenei, un'energia febbrile anima scuole, istituzioni e aziende, tutte unite da un unico, nobile obiettivo: aiutare i nostri giovani a scegliere il proprio futuro.
Ma in questo labirinto di iniziative, la bussola funziona davvero?
Labels:
Adolescenti,
Adolescenza,
Giovani,
Orientamento
19 aprile, 2025
Ciò che resta umano: intelligenza artificiale, lavoro e il senso del divenire
L’intelligenza artificiale sta cambiando il lavoro, ma la trasformazione più profonda riguarda il modo in cui diamo senso a ciò che facciamo.
Labels:
Competenze Umane,
Etica della tecnologia,
Futuro,
Intelligenza Artificiale,
Lavoro,
Metacompetenze,
Orientamento al futuro,
Pensiero critico
07 luglio, 2024
Orientamento al futuro e risultati accademici: una correlazione positiva
L'orientamento al futuro, definito come la capacità di generare rappresentazioni mentali del futuro e di proiettarsi in stati ipotetici futuri, è un costrutto psicologico fondamentale che influenza vari aspetti del funzionamento umano (Atance & O'Neill, 2005; Szpunar et al., 2014). Numerose ricerche hanno dimostrato che il grado di attenzione focalizzata sul passato, presente o futuro ha implicazioni significative sul funzionamento psicologico e sulle performance accademiche (Stanescu & Iorga, 2015; Berkman, 2018).
Labels:
Adattabilità,
Adattamento,
Obiettivi futuri,
Orientamento al futuro,
Resilienza,
Risultati accademici,
Visualizzazione
La Resilienza è una competenza decisiva nel futuro del lavoro
In un mondo in continua evoluzione, caratterizzato da cambiamenti economici, tecnologici e sociali, la resilienza è una competenza chiave per affrontare il futuro del lavoro. Questo episodio del podcast sull’orientamento al futuro esplora il concetto di resilienza, le sue applicazioni nel contesto professionale e le strategie per svilupparla, con un'attenzione particolare alla Teoria del Benessere di Ryff, alla Teoria del Mindset di Carol Dweck e al Design Thinking. Attraverso esempi concreti e basati su fonti scientifiche, dimostriamo come la resilienza possa trasformare le avversità in opportunità di crescita.
Labels:
Autoriflessione,
Benessere,
Consapevolezza di sé,
Creatività,
Mentalità di crescita,
Problem Solving,
Resilienza,
Supporto sociale
23 giugno, 2024
Relazione tra orientamento al futuro e benessere psicologico negli adolescenti
L'orientamento al futuro e la resilienza sono concetti fondamentali nella psicologia dello sviluppo, con implicazioni significative per il benessere psicologico degli adolescenti. Diverse ricerche dimostrano che una chiara visione del proprio futuro può migliorare la capacità degli adolescenti di affrontare le difficoltà e mantenere un alto livello di benessere psicologico (Oshri et al., 2018; Seginer, 2009). Questa articolo esplora la relazione tra orientamento al futuro, resilienza e benessere psicologico negli adolescenti, integrando le evidenze più recenti.
Labels:
Adattabilità,
Adolescenti,
Adolescenza,
Autoefficacia,
Benessere psicologico,
Futuro,
Impegno,
Impegno scolastico,
Orientamento al futuro,
Resilienza,
Risultati accademici,
Sfida
Iscriviti a:
Post (Atom)
Articoli in evidenza
Articoli più letti
-
Il bias di proiezione è un fenomeno psicologico potente che può distorcere significativamente il nostro orientamento verso il futuro. Descri...
-
Nel vasto panorama del pensiero umano, ci sono diversi bias cognitivi che influenzano il modo in cui percepiamo il mondo e prendiamo decisio...
-
L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione italiana è un fenomeno già in corso. Secondo l’indagine AgID (se...