Redistribuire l’azione

Quando una parte dell’agire può essere affidata a un sistema artificiale

Per molto tempo abbiamo usato i sistemi digitali come strumenti. Indicavano una strada, ordinavano informazioni, eseguivano un calcolo, rendevano più veloce un passaggio. L’intenzione, la sequenza delle operazioni e la responsabilità del risultato restavano facilmente riconducibili a una persona.

Con l’intelligenza artificiale questo rapporto sta diventando più articolato.

Un sistema può ricevere un obiettivo, scomporlo in passaggi, cercare informazioni, scegliere strumenti, confrontare alternative, adattarsi a ciò che incontra. Può conservare memoria di quanto è già accaduto e utilizzare quella memoria nelle azioni successive. In alcuni contesti arriva fino a produrre effetti in ambienti digitali o fisici.

Ho cominciato a seguire questa trasformazione chiedendomi quanto del percorso che separa un’intenzione dal suo effetto possa ormai essere affidato a un sistema artificiale. Da allora la questione della delega è diventata soprattutto una questione di distribuzione dell’azione.

Affidare un obiettivo

Un calcolo automatizzato esegue un’operazione già definita. La persona stabilisce il problema e il sistema restituisce il risultato.

Con l’AI agentica una parte della definizione del percorso può passare al sistema. L’obiettivo ricevuto viene tradotto in una sequenza di operazioni; vengono scelti strumenti, utilizzate informazioni, confrontati esiti intermedi. Il percorso può cambiare mentre viene eseguito.

Nei lavori iniziati nel 2025 sull’AI agentica mi interessava proprio questa estensione della delega.

L’autonomia operativa di un sistema artificiale appartiene a un ordine diverso dall’autonomia umana. Ciò che diventa rilevante è la porzione della catena d’azione che il sistema riesce a percorrere senza un nuovo intervento della persona e quanto di quel percorso rimanga comprensibile, verificabile e governabile.

Più quella porzione si allunga, più cambiano anche il ruolo di chi assegna l’obiettivo e il significato della supervisione.

L’azione incontra il mondo

L’Embodied AI porta questo problema dentro lo spazio fisico.

Quando un sistema percepisce l’ambiente, modifica il proprio comportamento in relazione a ciò che percepisce e produce effetti materiali, la distanza fra elaborazione artificiale e conseguenza si accorcia. Un robot manipola un oggetto, una macchina attraversa uno spazio, un dispositivo interviene su ciò che lo circonda.

Decisione, movimento e ambiente entrano nello stesso circuito.

Nei lavori sull’Embodied AI ho usato l’espressione attore funzionale situato per indicare sistemi capaci di percepire condizioni, elaborare risposte e produrre effetti all’interno di un ambiente.

È una proposta analitica ancora da verificare. Mi serve per osservare ciò che accade quando l’agire artificiale acquista una collocazione fisica e le sue conseguenze diventano immediatamente situate.

Qui controllo, reversibilità, supervisione e responsabilità acquistano un peso particolare. Un errore in una frase generata e un errore che muove un oggetto, modifica un ambiente o interviene su una persona appartengono a regimi di conseguenze differenti.

Ciò che scompare dal processo

La delega modifica anche la parte dell’azione che rimane visibile a chi lavora.

Un sistema seleziona informazioni, effettua confronti, ordina alternative, costruisce passaggi intermedi. Alla persona può arrivare un risultato che incorpora molte operazioni ormai sottratte alla sua esperienza diretta.

Spesso è esattamente ciò che desideriamo. Una parte del carico viene assorbita dalla tecnologia e l’attenzione può spostarsi altrove.

Con il tempo, però, cambia la posizione dalla quale esercitiamo il controllo.

Chi riceve un risultato deve poter comprendere abbastanza del processo per sapere quando fidarsi, quando verificare, quando chiedere spiegazioni e quando intervenire. La responsabilità formale può sopravvivere anche quando la comprensione operativa del processo si è assottigliata.

Per questo, nei lavori sull’AI agentica, la responsabilità ha progressivamente smesso di apparirmi come qualcosa che entra in gioco soltanto alla fine. Si prepara molto prima, nel modo in cui vengono distribuiti obiettivi, informazioni, decisioni, controlli e possibilità di intervento.

Dove collocare la delega

La tecnologia amplia continuamente ciò che può essere affidato a un sistema artificiale. La progettazione deve decidere quali di queste possibilità utilizzare e in quali condizioni.

Un’attività reversibile consente margini diversi da una decisione con conseguenze difficili da correggere. Un esperto può affidare a un sistema passaggi che continua a comprendere anche senza eseguirli direttamente. Per chi sta ancora imparando, attraversare quegli stessi passaggi può avere un valore completamente diverso.

Anche il contesto conta. Regole, rischi, qualità dei dati, possibilità di supervisione, competenze disponibili e conseguenze dell’errore modificano la soglia oltre la quale una delega diventa fragile.

Il confine si muove quindi insieme alla persona, al compito e all’ambiente.

Questa mobilità rende poco utile cercare una regola generale del tipo “umano qui, macchina là”. La distribuzione dell’azione va progettata ogni volta dentro una situazione concreta.

Quando delegare cambia chi agisce

Seguendo la delega sono arrivato vicino a un problema che stavo incontrando, per un’altra strada, nei lavori sull’esperienza.

Un’attività produce un risultato e, mentre viene svolta, può lasciare qualcosa in chi la attraversa: esperienza, capacità di riconoscere un caso, sensibilità all’errore, autonomia, giudizio.

Quando quella attività viene affidata a un sistema artificiale cambia quindi anche l’esperienza della persona.

Qui Redistribuire l’azione e Generare capacità si incontrano.

Il primo percorso osserva come vengono distribuiti obiettivi, passaggi operativi, controllo e responsabilità. Il secondo segue ciò che quelle attività producono nel tempo nelle persone che le svolgono.

Sono nati da problemi differenti. La delega li porta a osservare lo stesso confine.

Una scelta tecnologicamente efficiente oggi può incidere sulle capacità disponibili domani. Allo stesso tempo, conservare attività poco generative solo perché in passato venivano svolte dalle persone avrebbe poco senso. Serve capire quali passaggi producano davvero apprendimento, giudizio o autonomia e quali possano essere affidati alla macchina liberando attenzione per esperienze migliori.

È su questo terreno che le due ricerche continuano a parlarsi.

Una ricerca ancora in movimento

L’AI generativa, l’AI agentica e l’Embodied AI compaiono in questi lavori in momenti diversi e per problemi diversi.

La prima ha reso molto più facile affidare parti del lavoro cognitivo a un sistema artificiale. Con l’AI agentica la delega può comprendere sequenze operative più lunghe. L’Embodied AI porta alcune di quelle sequenze dentro ambienti fisici.

Il filo che le attraversa è la crescente estensione dell’azione affidabile a un sistema artificiale.

A ogni estensione cambia qualcosa anche dalla parte umana: il momento in cui interveniamo, ciò che vediamo del processo, il tipo di controllo che possiamo esercitare, le competenze necessarie per sorvegliarlo, la responsabilità che continuiamo ad assumere.

Per questo continuo a seguire soprattutto il confine della delega.

Ogni nuova capacità della macchina rende disponibile una possibilità in più. Resta da decidere quali di quelle possibilità vogliamo trasformare in azione affidata.


Opere e ricerche

AI agentica

2025 · Ricerca teorico-esplorativa

Una linea di lavoro sulla delega di obiettivi, pianificazione, uso di strumenti, memoria, adattamento e azione nei sistemi di AI agentica.

Azione, responsabilità e limiti nell’era dell’AI agentica

2025 · Saggio teorico interdisciplinare

Un lavoro dedicato ad autonomia operativa, controllo e responsabilità quando un sistema artificiale assume porzioni crescenti del processo che conduce da un obiettivo a un risultato.

Cos’è l’Embodied AI e come trasforma l’agire artificiale

Quando l’IA si incarna: Embodied AI come soglia concettuale e trasformazione dell’agire artificiale

2026 · Analisi concettuale-critica

Una ricerca sull’azione artificiale situata in ambienti fisici e sulle conseguenze che produce per controllo, supervisione, responsabilità e rapporto fra umano e artificiale.


Nota editoriale

Questa pagina ricostruisce una ricerca ancora in sviluppo. Attore funzionale situato e le formulazioni proposte sulla redistribuzione dell’azione sono elaborazioni analitiche maturate nel corso di questi lavori. Il loro statuto resta quello di ipotesi e strumenti concettuali da sottoporre a ulteriore confronto teorico ed empirico. Le singole opere ne documentano lo sviluppo e le successive revisioni.

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